La famiglia nel bosco pronta a dire addio all’Italia

“Abbiamo accettato tutto: scuola, vaccini, persino il bagno, ma non ci ridanno i figli. Il nostro futuro è altrove in Europa”.

Vasto – Il caso della “famiglia nel bosco” sembra essere arrivato a un punto di rottura importante. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, in un’intervista a una tv australiana, hanno lanciato un duro atto d’accusa contro il sistema italiano, annunciando l’intenzione di lasciare il Paese.

Nonostante i tentativi di mediazione degli ultimi mesi, il ricongiungimento familiare appare oggi più lontano che mai, tra denunce di “trasformazione” dei bambini e violazioni dei regolamenti interni.

Nathan e Catherine si sentono in trappola. “Abbiamo accettato tutto: scuola, vaccini, persino il bagno, ma non ci ridanno i figli”, hanno dichiarato. La coppia lamenta l’abbandono da parte del governo australiano e punta il dito contro i magistrati italiani: “Non resteremo qui a far stare a loro agio i giudici. Il nostro futuro è altrove in Europa.

Resta però un nodo legale enorme: la potestà genitoriale è sospesa, e un espatrio con i figli richiederebbe un’autorizzazione del Tribunale che, allo stato attuale, appare improbabile.

Mentre il padre preme dall’esterno, Catherine sta vivendo mesi difficili nella struttura di Vasto con i figli. Come riporta La Repubblica, secondo una lettera inviata al Tribunale dei Minori dell’Aquila, la donna avrebbe violato le regole, accogliendo i bambini nella propria stanza nonostante il divieto di spazi condivisi. Avrebbe anche alterato gli equilibri. I vertici della struttura parlano di comportamenti che “violano gravemente l’ordine generale” e chiedono il trasferimento del nucleo.

La difesa, tuttavia, dipinge una realtà opposta: Catherine sarebbe una madre esasperata che lotta per la salute psicologica dei figli, i quali starebbero subendo un trauma dovuto alla separazione forzata dal loro stile di vita originario.

A favore della coppia gioca una relazione della Asl locale, che dopo aver visitato i bambini ha riscontrato un forte affiatamento con i genitori, pur rilevando segnali di sofferenza e disagio legati alla vita in comunità. Nei prossimi giorni il Tribunale dei Minori dovrà decidere su due fronti caldi: da un lato l’istanza di ricongiungimento presentata dalla difesa (supportata dallo psichiatra di parte), dall’altra la valutazione della capacità genitoriale, già al centro di polemiche per la presunta parzialità di una delle consulenti tecniche.