Caro rotolo, quanto sprechiamo per pulirci?

La produzione globale di carta igienica richiede l’abbattimento di milioni di alberi, genera grandi quantità di Co2 e uno spreco d’acqua esagerato.

La carta igienica danneggia l’ambiente. Nemmeno in bagno si può stare tranquilli ed espletare i propri bisogni fisiologici. L’uso del rotolo ha un notevole impatto ambientale tra cui deforestazione, inquinamento idrico e atmosferico (uso di sostanze chimiche, emissioni di CO2), elevato consumo di acqua ed energia e introduzione di PFAS nei sistemi idrici.

Si tratta delle famigerate sostanze perfluoroalchiliche, su un gruppo di oltre 10.000 composti chimici sintetici, noti come “inquinanti esterni” per la loro estrema persistenza nell’ambiente e nel corpo umano, utilizzati per rendere i prodotti più resistenti a acqua, grassi e alte temperature (es. pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi alimentari).

La loro stabilità li rende utili ma anche nocivi poiché si accumulano in acqua, suolo e catena alimentare, causando problemi di salute come alterazioni a fegato, tiroide e sistema immunitario. La produzione globale di carta igienica richiede milioni di alberi e genera una grande quantità di CO2, mentre il consumo pro capite comporta lo spreco di migliaia di litri d’acqua all’anno. Con tanti deretani in giro per il mondo che devono pur attuare i compiti loro assegnati madre natura, sembra un fenomeno di impossibile soluzione.

E’ vero che le feci umane sono molto ricche di azoto e fosforo, due sostante fertilizzanti molto efficaci, al punto da affermare che i prodotti donati dalla terra sono originati dagli escrementi. Ma il problema non è quest’aspetto ma l’uso di carta igienica dopo aver espletato la funzione. Una volta si diceva che “il mondo va a rotoli come disse l’inventore della carta igienica“, un motto umoristico e cinico per sottolineare il caos, il declino o la discesa verso il peggio, usando la carta igienica (che si “srotola” e “va a rotoli“) come metafora.

Per produrre carta igienica nel mondo, ogni giorno, secondo le stime più plausibili, vengono abbattuti all’incirca un milione di alberi ed è ormai noto che in questo modo si incoraggia il riscaldamento globale e la scomparsa di biodiversità. Poi ci si mettono pure i consumatori con le loro esigenze particolari a contribuire al disastro. Viene richiesta, infatti, quella più pregiata, soffice e durevole, forse perché si ha un sedere più delicato? Chissà.

Quanto spreco d’acqua per un rotolo di carta…

Fatto sta che per soddisfare la domanda i produttori utilizzano la cellulosa vergine degli alberi che insieme ad agenti chimici si produce una carta igienica bianca, morbida e assorbente. Questo procedimento necessita di moltissimi litri d’acqua. Eppure le alternative ci sono: carta riciclata, riduce drasticamente la necessità di abbattere alberi e consuma meno acqua ed energia; bambù e canna da zucchero, crescono rapidamente, ma bisogna valutare l’impatto della deforestazione per le piantagioni e il trasporto; bidet, la soluzione migliore perché riduce drasticamente l’uso di carta, essendo un’alternativa molto sostenibile.

Poi ci sono i prodotti “pre-consumo“, carta fatta con scarti di cartiera, meno processata chimicamente; scegliere una carta meno sbiancata, che richiede meno processi chimici e riduce l’impatto. Pare che la carta igienica fu inventata a metà ‘800 per migliorare l’igiene personale, comodità e accessibilità per un consumo di massa.

Per soddisfare queste condizioni il prezzo che si sta pagando in termini ambientali è salatissimo. E pensare che gli antichi romani per pulirsi usavano dei lunghi bastoni la cui punta era ricoperta da particolari spugne naturali, raccolte nel Mediterraneo, impregnate di acqua salata o di aceto. Un modo, senz’altro, meno impattante sull’ambiente.