Documento shock pubblicato per errore dal Consiglio nazionale: spuntano giudizi come “carina” o “graziato” e sospetti di raccomandazioni.
Roma – Uno scandalo senza precedenti travolge il mondo del notariato e solleva pesanti interrogativi sulla trasparenza dei concorsi pubblici in Italia. Come riportato da Il Corriere del Veneto, un file Excel riservato, contenente giudizi confidenziali e nomi in codice sui candidati che hanno superato le prove scritte del novembre 2024, è stato pubblicato per errore il 19 febbraio sul sito del Consiglio nazionale del notariato. Sebbene rimosso dopo pochi minuti, il documento è diventato virale sui social, scatenando una tempesta di accuse e annunci di ricorsi da parte degli esclusi.
Il contenuto del file, presumibilmente redatto dai membri della commissione d’esame (composta da docenti, magistrati e notai), dipinge un quadro di inquietante discrezionalità. Accanto ai nomi degli aspiranti notai compaiono annotazioni come “carina”, “graziato sul commerciale” o “salvato sul civile”, termini che mal si conciliano con l’imparzialità richiesta da un concorso pubblico.
Altri candidati vengono liquidati con ironia attraverso etichette quali “fenomeno”, “genio?” o un enigmatico “candidato garibaldino”. A destare maggiore sospetto è però una sfilata di nomi di santi associati a diversi partecipanti: da san Filippo Neri a santa Matilde di Hackeborn, fino a un candidato lombardo che godrebbe della protezione di un misterioso “Papa”. L’ipotesi è che dietro queste figure celestiali si celino i nomi di potenti “padrini” o referenti politici.
Oltre ai sospetti di una “raccomandazione 2.0”, il documento riporta riferimenti a momenti goliardici, come l’annotazione “Sciopero e cena a Enoteca Corsi”, che alimentano il timore di patti stretti lontano dai tavoli istituzionali. Mentre il Ministero della Giustizia dovrebbe garantire l’anonimato delle correzioni, il file suggerisce un monitoraggio personalizzato dei candidati ben prima delle prove orali.
Con poco più della metà dei 400 posti assegnati, resta ora da chiarire la paternità del file e se vi siano i presupposti per un’inchiesta penale, confermando amaramente il detto che per certi traguardi serva davvero un “santo in paradiso”.