Siamo in piena fantascienza, oltre l’I.A.

Una volta si utilizzava la clava, adesso la tecnologia e l’IA per imporre il proprio dominio. Cambiano gli strumenti ma la musica è sempre la stessa, e pagano sempre i poveri cristi.

Davvero la fantascienza è così vicina? Lo sviluppo sempre più sofisticato dell’Intelligenza Artificiale (IA) sta confermando che i temi trattati dalla fantascienza non erano tanto lontani dal realizzarsi. Si trattava dell’impatto della scienza e tecnologia sulla società e l’umanità, esplorando temi come viaggi spaziali e interstellari, l’incontro con civiltà aliene, IA e robotica, il viaggio nel tempo, e scenari post-apocalittici o distopici.

E, soprattutto, l’autodeterminazione delle macchine, al punto da sfuggire la controllo umano. Considerando che l’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG) può creare, autonomamente, contenuti simili a quelli generati dagli esseri umani, non si è lontani da ciò che narrava la fantascienza. Negli ambienti accademici statunitensi si ritiene che il concetto di IA sia in continuo mutamento, per cui le aziende di Information Technology (IT) realizzano i loro contenuti sulla percezione generale di intelligenza per produrre sistemi simili agli esseri umani.

Tuttavia non ci è dato sapere se e come l’IA potrà sviluppare un’autocoscienza, anche perché non si sa ancora come si svilupperà nell’essere umano. Una corrente di pensiero è del parere che non sia tanto importante se una macchina possa o no essere consapevole (perché è già in grado di svolgere attività umane di un certo livello come la matematica) di riconoscere modelli in una gran quantità di dati e l’utilizzo di reti neuronali artificiali.

Ma “la domanda delle 100 pistole” è: fino a dove può arrivare l’IA? Può davvero diventare sovrumana? E’ stato osservato che, ad esempio, essa gioca un ruolo passivo rispetto alle informazioni fornite. Al contrario i bambini crescono rapportandosi all’ambiente che li circonda. Quindi se non si supera quest’ultimo step, si è molto lontani da una parvenza di autocoscienza. Allo stato attuale l’IA proseguirà nella sua evoluzione discontinua, quindi lo scatto finale potrebbe non verificarsi.

In ogni caso si dovrà assistere al suo dominio in modo inarrestabile? I più ottimisti sostengono che sarà sempre l’uomo ad avere l’ultima parola, in quanto gli scenari distopici sono più il frutto dell’immaginazione scaturita dai comportamenti degli esseri umani. Era un po’ la stessa visione delle start up dell’IA, ovvero uno progresso incessante e una concorrenza spietata. Il pericolo, piuttosto, va riscontrato negli effetti di uno sviluppo senza regole.

Tra questi: la privacy, i danni ambientali e i software interagenti con gli esseri umani e che, ad esempio, spingono gli utenti a suicidarsi. Il problema di fondo è sempre lo stesso: il valore d’uso, ossia l’utilità o il beneficio che un bene o un servizio fornisce a chi lo utilizza per soddisfare un bisogno (aspetto positivo) oppure il suo utilizzo per provocare danni al genere umano. Sono già stati condotti diversi test per la progettazione di software capaci di attuare ricatti, spionaggio aziendale e, finanche, delitti.

Oltre la semplice intelligenza artificiale…

In molti di questi tentativi le macchine non si sono mai fermate, confermando una sorta di autoconservazione. E’ probabile, vista la tendenza umana nel delinquere e compiere atti illeciti, che possano essere indirizzati verso questi scopi. Pare che uno dei motivi di queste azioni è riconducibile all’indottrinamento avuto.

Nel senso che vengono addestrati con storie scellerate, inserendo dati di questo tenore, per cui non possono comportarsi che in questo modo. Basterebbe cambiare sistemi educativi o no? Nella storia dell’umanità si è sempre cercato di utilizzare il potere a scopo di dominio, utilizzando gli strumenti a disposizione in quel momento.

Una volta si utilizzava la clava, ora la tecnologia e l’IA. Cambiano gli strumenti ma la musica è sempre la stessa, così come chi ne paga le conseguenze: i poveri cristi.