Si parla di rifugi antiaerei: brutto segno

A Varsavia intendono trasformare la metropolitana in un rifugio per 100 mila persone, fornito di letti, acqua potabile e coperte. Anche nel resto d’Europa si cerca di adeguarsi.

I Paesi europei stanno costruendo rifugi antiaerei. Una volta in l’Europa si aggirava lo spettro del comunismo, almeno come sostenevano Karl Marx e Friedrich Engels nel famoso saggio “Manifesto del Partito Comunista” del 1848. Meno male -sostengono molti-visti i danni causati là dove si è realizzato. Però, negli ultimi tempi, se ne aggira un altro, altrettanto pericoloso, quella della guerra. Si sta diffondendo per tutta l’Europa uno stantio odore belluino di uno spirito guerriero, altrimenti definito dell’Amazzone, e revanscista.

Per spiegare il trend in corso spesso si cita la famosa frase latina “Si vis pacem, para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra), secondo cui la deterrenza militare è necessaria per mantenere la pace, un principio che ha influenzato secoli strategia geopolitica. Tuttavia investendo risorse nella preparazione di un conflitto armato, prima o poi lo si fa. Anche il nostro Paese si sta avviando in questa direzione in maniera indifferente e flemmatica tipica dell’indole nazionale. “Tomo tomo, cacchio cacchio“, avrebbe detto Totò!

Poi ci sono Paesi che stanno agendo d’anticipo, come la Polonia. Sarà, forse, per la vicinanza geografica con l’Ucraina. Sta di fatto che imperversa la paura che la guerra tra Russia e Ucraina possa allargarsi. L’imperativo categorico è “come proteggere la popolazione dai bombardamenti dell’orso russo”. Il governo polacco ha stabilito che dall’inizio dell’anno appena cominciato, i nuovi edifici costruiti dovranno essere provvisti di rifugi antiaerei, destinando 3,8 miliardi di euro per la loro costruzione.

La capitale Varsavia ha deciso di trasformare la metropolitana in un rifugio per 100 mila persone, fornito di letti, acqua potabile e coperte. Per dare la possibilità ai cittadini di accedervi in caso di attacchi aerei si è pensato ad un’applicazione per smartphone per individuare il rifuso più limitrofo. La Polonia ha una popolazione di 38 milioni di abitanti ed è dotata di 300 mila posti nei rifugi, mentre quelli temporanei (stazioni ferroviarie e parcheggi sotterranei) sono circa 48 milioni.

Il modello che si cerca di imitare è la Finlandia, dove ci sono 50 mila rifugi. Addirittura ne esiste uno in cui possono accamparsi 6 mila cittadini e fornito di parco giochi per bambini, caffetteria, palestra e campo da pallavolo. Una sorta di “Disneyland underground”, cosa si vuole più dalla vita? Immaginando un rifugio del genere nel nostro Paese, si scatenerebbe una lotta senza quartiere per accaparrarsi gli appalti per la costruzione del parco giochi, caffetteria, palestra e campo da pallavolo.

Rifugio antiaereo sotto la cattedrale di Kiev

Probabile la suddivisione tra varie “cricche” e un consistente giro di “mazzette”! La Polonia è uno degli Stati dell’Unione Europea (UE) che maggiormente investono nella difesa, circa il 5% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Nonostante ciò, almeno secondo gli esperti di geopolitica, ha manifestato molte lacune, soprattutto per la protezione della popolazione, anche perché la maggioranza dei rifugi sono di epoca sovietica e sono quasi fatiscenti.

C’è da tener conto che il timore di un attacco russo potrebbe essere fondato, avendo subito nella sua storia due invasioni da parte della Russia. La prima fu nel 1929 durante la Guerra polacco-sovietica, quando l’Armata Rossa tentò di espandere la rivoluzione ma fu respinta. La seconda avvenne nel settembre 1939, in coordinamento con la Germania nazista, seguendo il Patto Molotov-Ribbentrop, portando alla spartizione del Paese e all’occupazione sovietica delle regioni orientali. 

Spirano tempi di guerra, si annusano nell’aria, dunque, forti folate di conflitti imminenti specie adesso che sono venuti meno i veti nucleari internazionali. E a proposito di frasi latine, più di quella tanto in voga in questo periodo, pronunciata anche dal nostro presidente del Consiglio, al maschile come desidera Giorgia Meloni, è più appropriata quest’ultima “Mala tempora currunt, sed peiora parantur” che significa “Corrono tempi cattivi, ma se ne preparano di peggiori“. E’ molto triste, ma è l’amara realtà!