Rinnovabili a tutta birra ma è ancora poco

La Cina guida la classifica. Per certi verso il risultato è sorprendente considerando che l’industrializzazione del “Regno di Mezzo” è stata storicamente assai inquinante.

Come vanno le rinnovabili nel mondo? Di energia rinnovabile se ne discute da secoli, soprattutto di energia idroelettrica e eolica antica. Ma il dibattito moderno è esploso dal XX secolo, specialmente dagli anni ’70 (fotovoltaico), con una vera e propria rivoluzione e diffusione di massa negli anni ’2000 a causa delle crisi energetiche, consapevolezza ambientale e obiettivi normativi (Direttive UE). Per la cronaca le fonti rinnovabili sono risorse energetiche che si rigenerano naturalmente e velocemente, rendendole virtualmente inesauribili, come il sole, il vento, l’acqua e il calore della Terra.

Sono considerate energie pulite, cruciali per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, producendo elettricità, calore e carburanti in modo sostenibile e con un basso impatto ambientale. E’ stato appena diffuso il Global Electricity Review, il rapporto annuale del Centro Studi indipendenti Ember sulla produzione elettrica mondiale, che analizza in dettaglio l’uso delle fonti energetiche, con focus particolare sulla crescita delle rinnovabili (solare, eolico) e sul disaccoppiamento tra crescita della domanda energetica ed emissioni di Co2.

Fornisce dati completi su 215 Paesi tracciando lo stato della transizione energetica globale, i trend di utilizzo delle diverse fonti e l’impatto sulle emissioni di carbonio, con l’obiettivo di guidare verso un sistema energetico più pulito. Ebbene le rinnovabili hanno coperto nel 2024 il 32% delle necessità mondiali. Un risultato apprezzabile, malgrado le lobby dei combustibili fossili, appoggiati dai maggiori Stati mondiali, come gli USA, stanno facendo di tutto e di più per non lasciare le redini del settore.

In dettaglio: 80 Paesi hanno ricavato energia da fonti rinnovabili per il 50%, con 47 che sono andati oltre il 75%. La Cina guida la classifica. Per certi verso è un po’ sorprendente, visto che l’industrializzazione del “Regno di Mezzo” è stata storicamente molto inquinante, causando gravi problemi all’atmosfera e al sistema idrico dovuti all’intenso uso di carbone, alla rapida urbanizzazione e all’attività manifatturiera. E’ diventato, così, il principale emettitore globale di Co2, ma il governo sta ora investendo massicciamente in energie rinnovabili, pur rimanendo una sfida complessa. 

Bisogna pigiare l’acceleratore sulle rinnovabili

Però, ‘sti comunisti, qualcosa di positivo riescono a fare! Ben il 38% dell’energia nazionale è stata ricavata dalle rinnovabili. Malgrado questi lusinghieri risultati, il carbone resta la prima fonte energetica. Gli USA si sono classificati al secondo posto, superando per la prima volta il carbone per merito dell’eolico e solare. Altro dato contradditorio, vista la politica in appoggio delle fonti fossili. Al terzo posto il Brasile, che grazie all’idroelettrico, solare e eolico ha coperto il 90% del fabbisogno energetico nazionale.

Poi è la volta dell’India, altro gigante asiatico con un’economia in forte ascesa. Le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 22,5% del totale. A chiudere questa classifica delle “top five” il Canada, grazie soprattutto all’idroelettrico, mentre le altre rinnovabili mostrano una crescita lenta. E’ necessario, infine, sostenere la produzione delle fonti rinnovabili in quanto sono inesauribili (sole, vento, acqua) e hanno un impatto ambientale molto più basso (zero o minime emissioni di Co2 e inquinanti).

Per altro combattono il cambiamento climatico, riducono la dipendenza energetica da paesi terzi e generano opportunità economiche locali, diventando spesso più convenienti economicamente nel lungo termine rispetto ai costi crescenti delle fossili. Cosa si aspetta, la carrozza?