Morte Alex Pretti, la mobilitazione degli infermieri in Italia

Mentre i video smentiscono la versione di Washington, le professioni sanitarie nazionali si uniscono al coro globale: “Verità e giustizia”.

Non è solo un caso di cronaca nera, ma una crisi diplomatica e civile che, dall’America, è arrivata anche oltre oceano. La morte di Alex Pretti, l’infermiere di terapia intensiva ucciso il 24 gennaio a Minneapolis dagli agenti della Border Patrol (operanti sotto il coordinamento dell’Ice), ha innescato una violenta ondata di indignazione che ha raggiunto i vertici della sanità italiana.

Come emerge con chiarezza dai video analizzati dal New York Times, Pretti non era un “terrorista” come inizialmente dichiarato da esponenti dell’amministrazione Trump. I filmati mostrano l’infermiere mentre cercava di soccorrere una donna scaraventata a terra dagli agenti federali. Nonostante Pretti fosse effettivamente armato (con regolare porto d’armi del Minnesota), i video evidenziano come un agente gli abbia sfilato la pistola dalla tasca mentre era già bloccato a terra, un istante prima che i colleghi aprissero il fuoco. Almeno dieci colpi in cinque secondi hanno ucciso il 37enne che, fino a poche ore prima, assisteva i veterani di guerra in ospedale.

In Italia, la notizia ha colpito al cuore la categoria. La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) è stata travolta da una pioggia di comunicazioni ufficiali inviate da infermieri di tutta la penisola, che chiedevano di non restare indifferenti davanti all’esecuzione di un collega.

La risposta della Federazione è stata netta: “Siamo costernati. La nostra professione si fonda sulla tutela della vita; il silenzio davanti a una tragedia di questa portata rischierebbe di pesare come una complicità morale”. Anche la CNAI (Consociazione Nazionale Associazioni Infermieristiche) ha alzato il tono, legando la morte di Pretti alla necessità di garantire la sicurezza degli operatori in ogni contesto: “Non c’è salute senza giustizia, né cura in un mondo che risponde al disagio con la violenza armata”.

La preoccupazione tra i sanitari italiani non riguarda solo la solidarietà, ma anche i futuri scenari di ordine pubblico in Europa. Il timore espresso da molti professionisti è che la gestione “militarizzata” delle proteste e il coinvolgimento di agenzie federali senza chiari protocolli di identificazione (come visto a Minneapolis) possano diventare un pericoloso precedente globale.

Mentre a Minneapolis migliaia di persone continuano a manifestare al grido di “Siamo tutti Alex Pretti”, in Italia gli ordini provinciali hanno iniziato a promuovere momenti di riflessione. Il messaggio è univoco: chi dedica la vita alla cura degli altri non può e non deve diventare un bersaglio. La richiesta di una “indagine completa e trasparente” non è più solo un appello americano, ma un’istanza internazionale che mette l’amministrazione statunitense sotto una pressione senza precedenti.