La giovane vittima, una bambina di 6 anni, si è confidata con un’insegnante, facendo emergere anni di umiliazioni da parte della madre.
Rimini – Un percorso di sofferenze e vessazioni è stato interrotto grazie al coraggio di una bambina e all’attenzione di un’insegnante. A Rimini, una donna di quarant’anni è sotto indagine per maltrattamenti nei confronti della figlia di sei anni. Il caso è stato aperto dal sostituto procuratore Davide Ercolani dopo che la situazione è emersa in ambito scolastico.
Le indagini hanno fatto luce su una serie di comportamenti violenti e degradanti che la bambina avrebbe dovuto sopportare. La piccola e il fratello più grande di un anno venivano lasciati all’esterno dell’abitazione senza indumenti e senza possibilità di mangiare, mentre la madre si allontanava per recarsi al bar. I due minori rimanevano esposti alle intemperie per periodi prolungati.
Ma le violenze non si limitavano a questo. La bambina veniva sottoposta a docce con acqua gelata e veniva mandata a scuola in condizioni penose: con i capelli tagliati solo su un lato della testa e con il grembiule sporco di feci. Un trattamento umiliante che andava avanti senza che nessuno intervenisse.
La svolta è arrivata quando la piccola ha trovato il coraggio di parlare con una delle sue insegnanti. In un momento di confidenza, la bambina ha pronunciato parole che hanno fatto scattare l’allarme: riferendosi alla madre ha detto che l’avrebbe uccisa. Quelle parole hanno innescato la macchina della giustizia.
Il giudice per le indagini preliminari Raffaele Deflorio ha disposto provvedimenti immediati. La donna non può più avvicinare la figlia e deve mantenersi lontana dai luoghi che la bambina frequenta abitualmente. La minore è stata collocata presso il padre, al riparo da ulteriori violenze.
Il caso è stato segnalato anche ai servizi sociali, che dovranno valutare le capacità genitoriali della quarantenne anche in relazione al figlio maggiore.