2 euro per vedere la fontana: ma mi faccia il piacere!

L’idea non sarebbe male per racimolari fondi al fine di preservare il monumento e operarne la manutenzione. Ma spesso si rischia che gli incassi prendano altre strade…

Per accedere alla Fontana di Trevi, i turisti devono pagare 2 euro! A Roma si sta pensando di introdurre un ticket di 2 euro per i visitatori che vogliono accedere alla Fontana di Trevi, mentre resterà gratuita per residenti e altre categorie. Lo scopo sarebbe gestire l’eccessivo afflusso e finanziarne la manutenzione. I fondi raccolti saranno destinati alla tutela del monumento, con corsie dedicate e controlli dei flussi per garantire una migliore esperienza e preservare la fontana. Per il momento si tratta di un’ipotesi di lavoro, che ha scatenato una serie di discussioni.

Certamente il fenomeno dell’eccessivo numero di turisti, soprattutto nelle città d’arte italiane ha prodotto degrado ambientale e monumentale. Quindi qualche soluzione va cercata sperando che sia quella più efficace. In un certo senso l’ipotesi richiama alla mente il famoso film “Totò truffa 62”, nel quale il Principe della Risata, nei panni di un consumato imbroglione, compie una serie di truffe ai danni di personaggi più disparati. La più famosa è senz’altro quella della vendita della Fontana di Trevi, in cui Totò riesce a vendere il celebre monumento romano ad un ingenuo italo-americano.

Sì, proprio la Fontana di Trevi, il monumento più iconico del Belpaese, reso immortale dalla scena cult del bagno nelle sue acque di Anita Ekberg nel celebre film di Fellini, La dolce vita” del 1960. Solo nel primo semestre del 2025, ben 5,3 milioni di turisti hanno visitato la celebre fontana e si stima che, con questo ritmo, si potrà arrivare all’iperbolica cifra di 11 milioni di visitatori. Un numero impressionante che rischia di trasformarsi in un’invasione di orde barbariche.

Già si era pensato, per controllarne gli accessi, di ridurre il numero a un massimo di 400 persone alla volta. Ma questo rimedio, seppur utile, non è risultato sufficiente dall’Amministrazione comunale. Per questo motivo si sta pensando ad un intervento di sistema. Si aspira a realizzare due corsie distinte: una per i residenti gratuita e l’altra pagando un ticket di 2 euro anche con dispositivi elettronici. L’intento non sarebbe innalzare dei muri di ordine economico, quanto piuttosto gestire gli ingressi, impedire il decadimento dei monumenti e sovvenzionare la preservazione artistica.

Si parla di introiti di circa 20 milioni, una cifra che se utilizzata totalmente per il patrimonio artistico, produrrebbe enormi benefici. Ma come accade spesso in Italia, il veleno è nella coda. Nel senso che queste risorse rischiano di seguire rivoli limacciosi del sottobosco politico-burocratico per riversarsi nelle tasche delle varie cricche e conventicole, che spesso appaiono nel panorama nazionale. L’idea non sarebbe malvagia se il ricavato venisse impiegato davvero per la cura del patrimonio, il restauro delle fontane storiche, il rifacimento degli spazi pubblici e il rinnovamento della mobilità urbana.

La scena del film in cui Totò ha venduto la fontana di Trevi al pollo di turno, tale Decio Cavallo

Il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha espresso il suo dissenso per far pagare il ticket ma è favorevole ad accessi limitati per evitare la calca di persone che rovinano l’ambiente circostante. Il Codacons è stato sempre contrario alla commercializzazione del patrimonio artistico nazionale, come piazze, monumenti, fontane perché chiunque si trovi in una città d’arte italiana possa goderne gratuitamente, senza versare alcun obolo.

Inoltre l’associazione ritiene che il denaro che si ricava da questa sorta di tributi imposti ai turisti non sia aderente allo scopo originario ma serva, spesso, per coprire le falle del bilancio comunale. Come nel caso della tassa di soggiorno, nata come imposta comunale che i turisti versano per finanziare i servizi locali (manutenzione, infrastrutture, cultura) di cui beneficiano, contribuendo così a mantenere le bellezze del luogo e a migliorare l’esperienza di viaggio.

I fondi sono destinati specificamente al settore turistico e ambientale, come previsto dal federalismo fiscale. Ma i politici sono riusciti, con un colpo di bacchetta magica, a dirottare le risorse dal loro scopo originario verso altri lidi. Elementare Watson.