A breve l’acqua diventerà un problema serio

La crisi idrica sarà più critica in Africa dove la popolazione crescerà fino a 1,5 miliardi entro il 2050. Il prezioso liquido non sarà disponibile per tutti, specie se poveri.

L’accesso all’acqua, nel 2050, potrebbe essere negato a ben 220 milioni di cittadini! Una notizia di qualche settimana fa, apparsa su “Infodata Sole XXIV ore”, la rubrica che analizza i fatti attraverso i dati numerici, ha suscitato preoccupazione nei lettori più accorti. Pare che entro il 2050, le città potrebbero mutare forma se venisse negato l’accesso all’acqua a milioni di individui.

Uno studio curato da Complexity Science Hub Vienna (CSH), un’istituzione di ricerca indipendente austriaca, per lo studio dei sistemi complessi come economie, ecosistemi, reti sanitarie, e da World Bank (la Banca Mondiale che fornisce assistenza finanziaria e tecnica ai Paesi in via di sviluppo) ha riguardato 100 metropoli tra Asia, Africa e America Latina, 183 milioni di immobili e 125 mila gruppi familiari.

Si è partiti dall’idea che l’organizzazione fisica e la disposizione di edifici, strade, spazi pubblici e aree funzionali incidono sul costo delle infrastrutture idriche. Per raggiungere lo scopo sono stati utilizzati due indicatori: la lontananza di ogni area dal centro e la dispersione abitativa. Ancora una volta si è realizzato una sorta di paradosso: le aree più prossime al centro, con redditi alti, hanno un più agevole accesso all’acqua con costi più equilibrati, mentre quelle più distanti dal centro, oltre a costare fino al 75% in più, sono accessibili da chi vi abita, addirittura meno della metà.

Per studiare gli sviluppi del fenomeno i ricercatori hanno ipotizzato, qualora raddoppiasse la popolazione, 3 possibili esiti. Nel primo, denominato crescita compatta, la strategia di rigenerazione mira ad aumentare l’uso e l’intensità degli spazi edificabili esistenti all’interno delle città, permetterebbe l’accesso all’acqua a 220 milioni di persone, per arrivare a 190 milioni per quello ai sistemi fognari. Nelle altre due ipotesi, invece, più si va verso la periferia, più diventa complicato garantire l’accesso a tutti ed a costi sostenibili.

Questa situazione sarà più critica in Africa, dove, secondo la World Bank, la popolazione crescerà fino a 1,5 miliardi entro il 2050. In quelle aree con poche precipitazioni, avere un’efficace rete idrica fa crescere i costi. Inoltre lo spreco diminuisce il numero di famiglie che possono collegarsi alla rete idrica. Tuttavia la crescita della popolazione non spiega del tutto il fenomeno. Anche le baraccopoli, dove vivono un grande numero di persone, costruite a ridosso delle metropoli, hanno un’influenza negativa.

Infatti la vicinanza spaziale tra persone, oggetti o servizi non offre un accesso sicuro ai servizi igienico-sanitari. Non è il numero elevato di persone residenti in un’area ad essere decisivo ma l’abilità del governo dell’area di farla diventare un insieme di servizi ed impianti idonei al funzionamento di un contesto urbano. Secondo i ricercatori la forma della città ha una valenza sia ingegneristica che politica, per cui una città più coesa, nella forma e nella sostanza, produce una domanda più concentrata, facilitando l’erogazione di acqua ed energia.

Urbanizzazione della città significa, quindi, anche attuare un’efficace politica idrica. Lo scopo è arrivare a più utenti possibili con costi ridotti e ciò diventa difficile se ci si espande verso la periferia, in cui gli abitanti rischiano di avere un accesso limitato all’acqua. E’ giusto pensare ad una forma di città sempre più compatta e sostenibile.

Però stride con questa visione il fatto che se le periferie si sono ingrossate negli ultimi decenni, non è per volontà di chi è stato costretto dalle situazioni contingenti a spostarsi, ma perché vivere in città è diventato insostenibile, tranne che per i più ricchi.