Questa è una delle cause della dispersione scolastica in continuo aumento. Poi c’è chi sceglie di lavorare e chi non può permettersi di studiare.
Il fenomeno della dispersione scolastica non è solo italiano! Fino a qualche anno fa era consuetudine associare l’abbandono scolastico soprattutto nelle aree più arretrate del Mezzogiorno. In realtà il fenomeno è esteso anche ad alcune regioni del Nord con una soglia per area territoriale del 9%, mentre al Sud è del 20% circa. Eurostat, l’Ufficio europeo di statistica ha diffuso una relazione sul tema in cui emergono, tra i fattori determinanti del fenomeno, le difficoltà del percorso scolastico e i desideri personali che non vengono esauditi.
Inoltre a questi si aggiungono criticità derivanti da cause legate alla salute mentale. Il 43% degli abbandoni (una notevole maggioranza, quindi) dipende perché ci si rende conto o si percepisce che il corso di studi è troppo impervio da frequentare o non è come lo si immaginava. Tra i giovani appartenenti alla fascia d’età 15-34 anni, la quota di abbandoni scolastici, formativi o universitari è del 14%. E’ chiaro che il tasso di dispersione varia da Paese a Paese e tra i primi posti ci sono Stati inimmaginabili, perché considerati all’avanguardia dal punto di vista socio-economico.
In vetta si stagliano i Paesi Bassi, in cui il 32% degli studenti abbandona prima del termine del percorso gli studi. A seguire la Danimarca col 27% e il Lussemburgo col 25%. Chi l’avrebbe mai osato pensare? I numeri, a volte, smentiscono i pregiudizi sia positivi che negativi. Stranamente tra i motivi per cui si smette di frequentare la scuola, il fattore economico è poco considerato. Solo 1 studente su 10 ha affermato di aver lasciato gli studi perché i cordoni della borsa di famiglia non si allentavano. Inoltre esistono casi in cui la statistica sembra burlare gli analisti!
Nel senso che, paradossalmente, gli Stati con bassi livelli di dispersione scolastica, sono quelli, però, che registrano il più alto numero di abbandoni universitari per difficoltà economiche. I tassi di abbandono sono molto vari. I dati sulla dispersione scolastica sono confermati anche da 2 Paesi dell’Est Europa, Romania, dove nelle zone rurali il 26% dei giovani ha abbandonato precocemente gli studi, in Bulgaria e Ungheria è stato registrato un tasso di dispersione scolastica del 12%. Inoltre, secondo il report di Eurostat, si abbandona la scuola anche per motivi personali o perché si sceglie di lavorare.

La salute è stata poco considerata dalla statistica come causa dell’abbondono della scuola. Eppure nel 2024 è emersa per il 20% dei casi, effetto, forse, di solitudine e latenza di appartenenza. Questo aspetto si è imposto in maniera rilevante durante e dopo la pandemia. Si dovrebbe festeggiare, dunque, perché in un fenomeno in cui si pensava di essere gli ultimi ci sono Paesi, in percentuale, messi peggio? Magra consolazione, anche perché spesso “mal comune non è mezzo gaudio”!
Soprattutto considerando che le regioni meridionali dove c’è tra i più alti livelli di dispersione scolastica sono le fantastiche quattro: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Tutte aree con una presenza massiccia di criminalità organizzata e con una forte assenza delle istituzioni politiche. Molto riescono a fare le associazioni laiche e cattoliche. Ma il fenomeno è troppo diffuso e radicato.
E nonostante il loro lodevole impegno sociale e civile, il risultato è insufficiente e molti ragazzi preferiscono abbandonare la scuola, frequentata con enormi difficoltà, perché sedotti dalle sirene e dalle lusinghe della malavita che promette soldi con facilità. Senza modelli positivi di riferimento non si può che precipitare nell’illegalità.