I numeri sono spaventosi: 2,5 milioni di vittime per causa dei combustibili fossili e 154mila persone decedute per incendi, mentre il Dengue non concede soste.
I combustibili fossili provocano milioni di morti! Ormai il cambiamento climatico è un dato di fatto acquisito, incontrovertibile e accettato dalla comunità scientifica e non. I comuni mortali hanno avuto modo di testarne gli effetti sulla propria pelle. Alluvioni, frane, aumento delle temperature medie, eventi meteorologici estremi come ondate di calore e siccità, innalzamento del livello del mare e la fusione dei ghiacciai, sono diventati consueti. Tutto questa per l’estrema dipendenza dai combustibili fossili.
Per la cronaca si tratta di risorse energetiche non rinnovabili, come carbone, petrolio e gas naturale, formatisi nel corso di milioni di anni dalla decomposizione di organismi vegetali e animali sepolti sotto strati di roccia. La loro combustione rilascia energia, ma anche grandi quantità di anidride carbonica (CO2) e altri inquinanti nell’atmosfera, contribuendo al cambiamento climatico. A causa di questo cocktail micidiale sono in continua crescita la mortalità e morbilità, influenzando fattori legati al calore eccessivo, il rischio di traumi e disturbi mentali a seguito di eventi climatici estremi, e l’esposizione a cancerogeni e altri agenti tossici.
Questi impatti colpiscono maggiormente le popolazioni più vulnerabili. Sono i risultati del nono rapporto annuale “Lancet Countdown” pubblicato lo scorso 29 ottobre, uno studio curato dal University College di Londra, 35 Istituti di ricerca e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e da un gruppo di esperti tra cui climatologi, medici, economisti, esperti di salute pubblica e studiosi di varie discipline per analizzare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute umana.
Le istituzioni internazionali firmano accordi, ratificano trattati, ma, finora, si sono distinti per l’inerzia manifestata di fronte ad un fenomeno così drammatico. I numeri nudi e crudi sono raccapriccianti. I decessi per il caldo sono cresciuti del 23% dagli anni ’90, oggi sono 546 mila. L’inquinamento atmosferico a causa dei combustibili fossili, veri e propri killer, provoca 2,5 milioni di morti annui. L’anno scorso, il fumo degli incendi divampati hanno provocato la morte di 154 mila persone. La probabilità di trasmissione della dengue si è incrementata del 49% dagli anni ‘50 a causa del cambiamento climatico.

Com’è noto si tratta di una malattia tropicale endemica, causata da un virus trasmesso da alcune zanzare. Come sottolineato dal report, ad alimentare il nefasto processo è la dipendenza dai combustibili fossili. Ai danni in vite umane, si aggiunge quello economico. I costi hanno raggiunto l’1% del PIL mondiale, pari a 1,09 trilioni di dollari, ossia la perdita di 639 miliardi di ore di produttività lavorativa. Il problema è che si spende di più per sussidi fossili che per la sanità, come confermano i bilanci sanitari di molti Stati.
Malgrado i dati catastrofici, un fioco lumicino di speranza è rappresentato dal fatto che gli investimenti in energia rinnovabile abbiano tutelato la vita di quasi 160 mila persone. L’esortazione finale del rapporto è rivolta a una repentina quanto urgente abolizione dei combustibili fossili, seguita da una proposta a seguire diete più sane e rispettose dell’ambiente. Attraverso queste due indicazioni, oltre a ridurre l’inquinamento, si potrebbero salvare oltre 10 milioni di persone all’anno.
La recente COP30, tenutasi a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025, purtroppo, ha disatteso queste aspettative. Non ha nemmeno menzionato nel testo finale la fine programmata dei combustibili fossili. Mala tempora currunt!