Se i minori passano il tempo da soli davanti a tablet e telefonini guardando contenuti diseducativi si rischia di incorrere in danni linguistici e cognitivi.
Conta più la qualità del tempo trascorso dai bambini davanti ad uno schermo che la quantità. Da quando i dispositivi elettronici sono diventati dominanti e pervasivi, la loro presenza perentoria nella vita delle persone è diventata consuetudine. Quasi un’estensione dei sensi. Nemmeno i bambini ne sono rimasti immuni, al punto da suscitare l’interesse degli scienziati, che hanno evidenziato il pericolo sullo loro sviluppo cognitivo, causato da un tempo eccessivo trascorso davanti agli schermi.
Recentemente l’American Academy of Pediatrics (AAP), un’autorevole organizzazione professionale statunitense, che riunisce oltre 67.000 pediatri e specialisti dedicati alla salute, sicurezza e benessere fisico, mentale e sociale di neonati, bambini, adolescenti e giovani adulti, ha evidenziato come la qualità dell’esperienza visiva e digitale siapiù importante della quantità di tempo trascorsa fissando uno schermo. Inoltre ha ammonito le piattaforme ha curare maggiormente il contesto digitale in cui i bambini interagiscono.
L’AAP ha invitato i genitori a stimolare i loro figli ad una visione di contenuti qualitativi ed educativi. Le ricerche finora effettuate hanno confermato l’esistenza di una rete complessa e interconnessa di tecnologie, piattaforme, dati, applicazioni e attori (persone, imprese, istituzioni) che interagiscono per creare, scambiare e condividere valore economico in modo sinergico e dinamico. In questo contesto il controllo dei genitori, soprattutto nel periodo adolescenziale, mostra tutti i suoi limiti.
Molto più produttivo agire sul livello di coinvolgimento emotivo che i protagonisti del mondo digitale alimentano. Il tempo trascorso sui device elettronici varia a seconda di ciò che si vuole vedere, perché si può chattare, informarsi, guardare filmati, leggere un libro o scrollare le pagine dei social. In un sistema orientato da algoritmi, la strategia di controllo non basta più. I genitori dovrebbero essere in possesso di strumenti più elaborati.
Infatti l’accademia americana è del parere che, ad esempio, un’ora trascorsa davanti ad uno schermo non è solo un’attività passiva, come quanto si trascorreva lo stesso tempo davanti alla tv. Inoltre un conto è fare scrolling e un altro è guardare contenuti educativi con un adulto. In questo caso può trasformarsi in una fonte di accrescimento. Nel primo, invece, in un pericolo per la concentrazione, il ciclo del sonno e il monitoraggio delle proprie emozioni.

Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma culturale che trasferisce il controllo dalla quantità di ore trascorse davanti ad uno schermo alla modalità con cui si impiega il tempo. Essendo un’organizzazione prestigiosa nell’ambito pediatrico l’AAP non poteva non proporre dei cambiamenti pratici, in base alla mole di dati delle ricerche a disposizione.
Ad esempio i bambini dai 2 ai 5 anni se hanno usufruito di contenuti educativi di alta qualità con un genitore che li aiuta nella comprensione di ciò che vedono rapportandolo con la quotidianità, mostrano più alti risultati sociali e linguistici. Invece se si passa il tempo da soli, senza guardare video con contenuti educativi, ma semplicemente andando su e giù col dito sullo schermo del proprio cellulare alla ricerca di chissà che, il rischio è incorrere in danni linguistici e cognitivi.
Nel primo caso si assiste alla condivisione del tempo, nel secondo alla solitudine dell’attore. Del resto qualche antidoto bisognava pur trovarlo per arrestare la voracità della rete. Indirizzare i bambini e gli adolescenti verso una sua gestione consapevole è un fatto positivo, se non si vuole lasciarli nelle grinfie di un algoritmo.