Le condizioni di salute del boss, oggi 76enne, sono state giudicate troppo gravi per un penitenziario.
Padova – C’è un uomo che per mezzo secolo ha fatto tremare Milano a colpi di pistola, e che oggi non è più capace nemmeno di badare a sé stesso. Renato Vallanzasca, il leggendario “bel René” della Banda della Comasina, non tornerà mai più dietro le sbarre. Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha accolto la richiesta dei suoi avvocati e ha deciso che il boss, 76 anni, continuerà a scontare la sua pena in una residenza sanitaria assistenziale in provincia di Padova. Le sue condizioni di salute sono state giudicate troppo gravi per un penitenziario.
Il provvedimento, depositato giovedì 30 luglio, cambia tutto. Il differimento della pena non è più una misura temporanea, da rivedere ogni volta davanti a un magistrato, ma diventa senza termine. A pesare è una patologia neurologica che ha spento la mente dell’ex criminale: secondo il quadro clinico, Vallanzasca non è più in grado di provvedere autonomamente a sé stesso.
Accogliendo l’istanza degli avvocati Corrado Limentani e Paolo Muzzi, i giudici hanno stabilito che l’ex malavitoso non dovrà più essere sottoposto a continue rivalutazioni delle sue condizioni. Resterà ospite del centro dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, la struttura padovana che accoglie malati di Alzheimer e pazienti con problemi di demenza, dove è stato trasferito quasi due anni fa.
La decisione poggia su una recentissima sentenza della Corte costituzionale. Lo scorso maggio la Consulta ha stabilito che, di fronte a uno stato di irreversibile incapacità psicofisica del condannato, rinviare la pena una volta per tutte “non è irragionevole” e non viola né il diritto di difesa né la funzione rieducativa della pena. Un principio che i difensori hanno subito fatto proprio.
Così, dopo aver trascorso 50 anni in cella, l’uomo condannato a quattro ergastoli e 295 anni di carcere finirà i suoi giorni lontano da un penitenziario. Alle spalle una scia di sangue che ha segnato gli anni ’70 e ’80: circa 70 rapine a mano armata, sparatorie con le forze dell’ordine, quattro sequestri di persona e sette omicidi, quattro dei quali commessi di sua mano. Incarcerato la prima volta nel 1972, arrestato di nuovo nel 1977, poi fuggito e catturato definitivamente a Roma dopo una latitanza feroce.
“Io ho vissuto da matto, da incosciente. Ho ucciso, rapinato e rapito“, aveva raccontato lui stesso in una vecchia intervista. “Non sono più quel ragazzo, mi sembra un altro secolo”. Oggi quel ragazzo è un anziano malato che non riconosce più nemmeno il mondo che aveva sfidato.