Usurpazione o poteri legittimi?

Ancora sequestri di animali da parte delle guardie zoofile volontarie. Piccoli allevatori sul piede di guerra. Alcune Procure hanno avviato indagini.

Sono ormai diversi anni che numerosissimi cittadini appasionati cinofili e piccoli allevatori di animali d’affezione si sono visti denunciare per presunti maltrattamenti con conseguente sequestro di tutte le bestiole di loro proprietà. Nella maggior parte dei casi cani e gatti sono stati restituiti ai legittimi proprietari ma in altrettante occasioni gli animali sono letteralmente spariti nonostante fossero oggetto di sequestro probatorio e affidati a soggetti terzi che avrebbero dovuto custodirli sino a sentenza o revoca dei provvedimenti giudiziari. In alcuni casi, come vedremo, gli animali sono stati addirittura venduti e di loro si è persa traccia nonostante gli esposti degli allevatori.

E’ di questi giorni la notizia che la Procura di Savona, tramite i carabinieri forestali coordinati dal sostituto procuratore Claudio Martini, ha aperto un fascicolo a carico di guardie zoofile volontarie facenti parte dell’Associazione di promozione sociale “Stop Animal Crimes Italia” (riconosciuta dal Ministero della Salute, Direzione Generale della salute animale) per nome e conto della quale avrebbero operato controlli e sequestri di animali, a seguito di presunti maltrattamenti, qualificandosi come agenti di polizia giudiziaria.

I militari hanno perquisito le abitazioni degli indagati, sequestrando Pc, tablet, documenti, segni d’istintivi ed ogni materiale utile per dimostrare il reato per cui si procede: usurpazione di funzioni pubbliche. Anche in questo caso le guardie particolari giurate volontarie, munite di decreto prefettizio, avrebbero operato d’iniziativa sequestri di animali d’affezione senza l’ausilio del personale veterinario della locale Asl, l’unico competente per accertare le reali condizioni di salute di cani e gatti.

I volontari, di contro, avrebbero dichiarato di avere agito nel rispetto delle leggi essendo abilitati ad eseguire tutti gli atti di polizia giudiziaria poi convalidati dalla Procura. Lasciando stare il fatto in sè che seguirà l’iter processuale previsto quanto accaduto in provincia di Savona si ripete in tutta Italia da anni e anni senza che nessuno si sia mai curato di chiarire a fondo la diverse vicende, spesso rimaste insolute.

Escludendo i fatti in cui la magistratura ha scoperto veri e propri abusi perpetrati in danno di possessori di cani da sedicenti guardie zoofile volontarie, diverse Procure avrebbero validato attività di polizia eseguite da soggetti non in possesso dei necessari requisiti. Ma c’è di più per quanto attiene la legge 189/2004 che regola la materia:

La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali d’affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute. Le guardie particolari giurate zoofile nominate ai sensi di norme di leggi regionali sono invece abilitate ai compiti di vigilanza venatoria di volta in volta previsti dalle leggi regionali stesse, in relazione alla previsione di cui all’art. 27, 2 comma, della legge quadro sulla caccia n.157 del 1992. Le guardie giurate volontarie zoofile, nominate ai sensi della citata legge del 2004, sono agenti di polizia giudiziaria con competenza limitata al solo accertamento di reati aventi per oggetto animali da compagnia. Ovvero gli illeciti penali commessi mediante maltrattamento degli animali e loro impiego nella cinomachia clandestina (combattimenti clandestini a scopo di scommesse) o in competizioni non autorizzate. Tale disposizione non autorizza le guardie zoofile nominate con decreto del Prefetto all’esercizio di compiti di vigilanza venatoria. con conseguenti attività di polizia giudiziaria quali la redazione di informative di reato ex art. 347 c.p.p., sequestri, perquisizioni, ispezioni, eccetera, poichè, per l’espletamento dello specifico servizio venatorio non sono riconosciute le qualità di p.g.“.

Ma non basta. Scrive Giuseppe Aiello, comandante Polizia locale, esperto in materia di polizia Ambientale e tecnica investigativa, docente e formatore in materie di competenza della Polizia locale, su Lexambiente.it:

“...Le  guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute, secondo quanto previsto dagli artt. 57, comma 3, c.p.p. e 6, comma 2, legge n. 189/2004, sono agenti di polizia giudiziaria nei limiti del servizio cui sono destinate secondo le rispettive attribuzioni, e non già ufficiali di polizia giudiziaria, trattandosi di soggetti privati. Si può quindi ritenere che la qualifica di agente di p.g. compete alla guardia zoofila che agisca nei limiti delle attribuzioni conferite, per materia e per territorio, dalla legge e dal decreto prefettizio di nomina. Al fine di verificare la legittimazione della singola guardia particolare giurata a operare occorre dunque appurare se l’associazione di appartenenza della stessa risulti fra quelle riconosciute; se la guardia particolare giurata sia munita di valido decreto prefettizio; quali sono i compiti funzionali rispetto alla specifica materia di competenza e l’ambito territoriale in cui possono operare. Dal momento che la qualifica spettante, nei limiti sopra precisati, alle guardie zoofile è quella di agente di polizia giudiziaria, e non già di ufficiale di polizia giudiziaria, risulta in ogni caso loro preclusa la possibilità di eseguire un sequestro preventivo, atteso che l’art. 113 disp. att. c.p.p. limita tale facoltà, per i casi di particolare necessità e urgenza, ai soli atti previsti dagli artt. 352 e 354, commi 2 e 3 c.p.p., e dunque al solo sequestro probatorio“.

Guardie particolari giurate zoofile volontarie

In un precedente articolo avevamo affrontato l’argomento giungendo alle medesime conclusioni ma le vicende di sequestri temerari da parte di agenti volontari, spesso muniti di auto con sirena, lampeggiatori blu, palette segnaletiche, distintivi e tessere simili a quelli delle Forze dell’Ordine (che rimangono vietatissimi) hanno operato la requisizione di cani e gatti in maniera del tutto arbitraria ai fini di impossessarsi degli animali (quasi sempre di razza) che sarebbero stati venduti a privati nonostante fossero stati affidati in custodia giudiziale.

In buona sostanza i proprietari di piccoli allevamenti amatoriali che si sono visti sequestrare i loro quattrozampe, in moltissimi casi e nonostante reiterate istanze, non hanno più saputo nulla dei loro animali, anche nel caso di assoluzione con formula piena nei processi per maltrattamenti. Molti di loro, però, avrebbero scoperto la cessione a terzi dietro compenso.

Questo è il punto. Dietro il mondo animale si celano interessi economici da capogiro, in altissima percentuale sconosciuti al Fisco. Spesso gli allevamenti non amatoriali vendono cani, gatti ed altri animali in nero, privi degli obbligatori requisiti sanitari e non solo. Di contro però sarebbero i piccoli allevatori quelli più tartassati:

Nel 2015 mi hanno sequestrato 14 cani, in larga parte cuccioli di chihuahua e barboncini – racconta Maria Cristina Sani, pensionata di Roma – mi sono vista arrivare in casa sedicenti guardie zoofile, per lo meno cosi si erano qualificate. Contestarono a voce il reato di maltrattamento perchè non avevo il giardino…Non mi hanno lasciato copia di alcun verbale e con la scusa del controllo si sono portati via gli animali con i loro documenti di provenienza. Avevano promesso che una volta effettuate le verifiche me li avrebbero restituiti. Non ho mai più rivisto i miei cagnetti. Ho saputo dopo una decina di giorni che barboncini e chihuahua erano stati venduti con tanto di passaggio di proprietà, falsificando documenti e la mia firma. Dal punto di vista giudiziario non ho mai saputo nulla. Ho presentato denunce, istanze e richieste di essere sentita sempre andate disattese. Ma non mi arrendo, non mollo…Voglio che i ladri siano perseguiti…“.

Canile lager posto sotto sequestro dai Carabinieri

Questa è soltanto una delle brutte avventure che hanno dovuto subire centinaia di cittadini. Purtroppo burocrazia, scarsa conoscenza del settore, claudicante interpretazione di leggi e regolamenti, una legislazione a volte poco chiara, dolo e malafede di certi personaggi ambigui (alcuni dei quali addirittura pregiudicati dunque nell’impossibilità di ottenere il titolo prefettizio), oltre all’enorme mole di lavoro nei tribunali, hanno favorito il ripetersi di queste storiacce poi finite nel dimenticatoio.

Ma c’è di più: per effettuare le attività di polizia giudiziaria (come agenti di p.g.) occore che il titolo di polizia rilasciato dal Prefetto sia in corso di validità. In caso di documenti scaduti e/o posti al rinnovo nell’ufficio apposito la guardia giurata zoofila non può esercitare le proprie funzioni. Potrà riprenderle solo quando otterrà il rinnovo annuale del decreto.

A questo punto però occorre mettere un freno alla grave situazione. Si rendono indispensabili accertamenti ad ampio raggio da parte della magistratura e maggiori controlli da parte delle Forze dell’Ordine in merito all’operato dei volontari i cui corsi di formazione, attualmente insufficienti, dovrebbero svolgersi con la partecipazione di addetti ai lavori dell’area pubblica come docenti e con esami finali abilitanti sotto l’egida dei medesimi enti che rilasciano le autorizzazioni di polizia.