Sotto inchiesta per disastro colposo insieme agli ultimi quattro governatori siciliani, si era autoattribuito 97,97 punti su 100.
Niscemi (Caltanissetta) – C’è una storia tutta siciliana che sa di beffa: da un lato la Procura di Gela lo accusa di aver contribuito, con la sua inerzia, a far franare mezzo paese; dall’altro la Regione lo premia per l’ottimo lavoro svolto con un bonus da oltre 70 mila euro. Protagonista è Sergio Tumminello, l’ingegnere nominato dal governatore Renato Schifani soggetto attuatore delle misure contro il dissesto idrogeologico e finito poi tra i 13 indagati per il crollo del costone che il 26 gennaio scorso ha trascinato a valle case e strade del centro nisseno, lasciando decine di abitazioni in bilico sull’orlo del precipizio.
Le coincidenze temporali fanno impressione. Tre giorni prima che la montagna venisse giù, il 23 gennaio, Tumminello aveva firmato la sua autorelazione: nel documento certificava che la struttura commissariale da lui guidata, tra il novembre 2024 e il 31 dicembre 2025, aveva centrato tutti gli obiettivi, assegnandosi un punteggio da record: 97,97 su 100. Un’autopromozione a pieni voti, depositata a fine gennaio e integrata a febbraio, che stride con quanto gli contestano i magistrati.
Per i Pm, infatti, l’ingegnere e gli altri indagati non avrebbero realizzato gli interventi necessari alla mitigazione dei rischi idrogeologici a Niscemi, un versante già devastato da una maxifrana trent’anni fa. L’accusa è pesante: disastro colposo e danneggiamento. Ma l’autovalutazione arriva comunque sul tavolo del presidente della Regione Schifani, che avalla il giudizio. E nelle tasche di Tumminello finisce il premio di risultato.
A fare le pulci ai conti non è solo la magistratura penale. La Corte dei Conti, appena una settimana fa, ha denunciato pesanti ritardi nell’attuazione degli interventi finanziati in Sicilia. Il dato è impietoso: nel 2024 risultava conclusa una sola opera, mentre decine di cantieri erano ancora al palo. La struttura commissariale ha replicato parlando di 165 progetti (non 104) e attribuendo i ritardi ai tempi fisiologici delle gare d’appalto, insomma alla solita burocrazia.
Non basta. Già a maggio 2025 l’Autorità di bacino aveva segnalato che decine dei 141 interventi previsti nell’ambito dell’Accordo di coesione – 650 milioni di euro stanziati da Governo e Regione – non erano coerenti con le finalità del finanziamento. Lo scopo, ricordava l’Autorità, non è realizzare panchine, lampioni o strade nuove, ma attenuare il rischio idrogeologico. Ora la palla passa al Governo e ai vertici della sanità regionale, chiamati a spiegare come si possa premiare chi, secondo l’accusa, doveva evitare il disastro e non l’ha fatto.