L’umiliazione non bastava, doveva diventare spettacolo. Cinque minorenni sono indagati per violenza sessuale di gruppo.
Cagliari – Un bambino di appena 11 anni, preso di mira, picchiato e abusato da un gruppo di coetanei che filmava tutto con il telefonino per poi trasformare quell’orrore in un video da far girare sui social. È la storia agghiacciante che arriva dall’hinterland di Cagliari, dove cinque minorenni sono finiti nel mirino della Procura dei Minorenni con accuse pesantissime. Un incubo andato avanti per mesi, nel silenzio, fino a quando quelle immagini non sono finite sotto gli occhi sbagliati – o forse, per la piccola vittima, sotto gli occhi giusti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il branco avrebbe seviziato il piccolo, colpendolo a calci e pugni, per poi abusare sessualmente di lui. Mentre la violenza si consumava, due ragazze del gruppo avrebbero ripreso la scena con i cellulari, con l’intenzione di pubblicare i video sui social. Un dettaglio che rende ancora più feroce la vicenda: l’umiliazione non bastava, doveva diventare spettacolo.
A rompere il muro di paura e a far scattare le indagini è stata una persona vicina alla famiglia: qualcuno che, guardando uno di quei filmati diffusi online, ha riconosciuto l’undicenne e ha avvertito i genitori. Solo allora mamma e papà hanno scoperto l’inferno che il figlio stava vivendo e hanno potuto denunciare tutto.
Le verifiche dei carabinieri sono state immediate e, in poco tempo, hanno trovato numerosi riscontri. Nella mattina del 17 settembre, i militari della Compagnia di Cagliari hanno eseguito cinque decreti di perquisizione nei confronti degli indagati, firmati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni del capoluogo. Le contestazioni, a vario titolo e in concorso, sono da far tremare i polsi: violenza sessuale di gruppo, furto aggravato, atti persecutori, violenza privata e divulgazione illecita di video sessualmente espliciti.
Il quadro che emerge è quello di un accanimento durato mesi. Le violenze e le sevizie, secondo i carabinieri, si sarebbero ripetute nel tempo: da giugno fino a settembre, per l’intera estate. Una persecuzione sistematica, non un episodio isolato.
Sul caso resta alta l’attenzione degli investigatori. Gli inquirenti, spiegano dall’Arma, “stanno attentamente monitorando ogni attività di ulteriore illecita diffusione dei video ritraenti l’aggressione sessuale – che, commessa anche da adulti, di per sé costituisce ulteriore reato – al fine preminente di garantire la massima tutela della vittima minorenne“. Perché ogni volta che quel filmato viene condiviso, per quel bambino è come subire di nuovo la stessa violenza.