Chieste verifiche sulle procedure e sulle condizioni sanitarie dell’istituto penitenziario di Verona.
Verona – Due vicende che riaccendono il dibattito sulle condizioni sanitarie e umane all’interno delle carceri italiane. A portarle all’attenzione pubblica è l’associazione Liberi Liberi Art. 27, che denuncia quanto accaduto nelle ultime settimane nella Casa Circondariale di Montorio.
Il primo caso riguarda un detenuto di circa 70 anni, ricoverato in ospedale dal 13 maggio dopo la diagnosi di tubercolosi. Secondo quanto riferito dall’associazione, l’uomo sarebbe rimasto in isolamento sanitario per settimane senza che i familiari venissero informati tempestivamente. Anche il suo legale, l’avvocato Riccardo Favetta, avrebbe appreso del ricovero soltanto il 3 giugno. Una circostanza che ha sollevato interrogativi sulla gestione delle comunicazioni verso parenti e difensori.
“Come è possibile che una famiglia non venga informata tempestivamente di una situazione sanitaria così delicata che riguarda un proprio caro detenuto?”, si chiede l’associazione in una nota.
Il secondo episodio riguarda invece la morte di un detenuto tunisino di circa 40 anni, deceduto il 3 giugno all’interno dell’istituto penitenziario. L’uomo era affetto da un tumore in fase terminale.
Secondo Liberi Liberi Art. 27, entrambe le vicende impongono una riflessione sulle condizioni di assistenza sanitaria e sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone detenute. L’associazione sottolinea come il carcere rappresenti una limitazione della libertà personale, ma non possa tradursi nella sospensione del diritto alla salute, all’informazione dei familiari e alla dignità della persona.

“Non vogliamo alimentare polemiche, ma pretendiamo risposte e chiarezza”, si legge nel comunicato. “La salute, l’assistenza e il rispetto della persona devono rimanere principi inviolabili anche all’interno degli istituti penitenziari”.
Anche la consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon, è intervenuta sulla vicenda, chiedendo un intervento immediato della Regione Veneto. “La privazione della libertà non può coincidere con la negazione del diritto alla salute. È fondamentale che la Regione metta a disposizione risorse sufficienti per garantire cure mediche e supporto psicologico ai detenuti, colmando le persistenti carenze di personale sanitario”, ha dichiarato.