Ucciso per 300 euro e gettato nel pozzo di casa: l’idraulico confessa

Antimo Mazzotta, 78 anni, contestava un lavoro fatto male e rivoleva indietro i soldi. All’incontro chiarificatore il giovane si è presentato armato.

Lecce – Trecento euro. Tanto valeva, agli occhi del suo assassino, la vita di Antimo Mazzotta. È il prezzo assurdo e crudele dietro il delitto che da giorni scuote le campagne del Leccese: un pensionato di 78 anni ucciso con un colpo di pistola al volto e poi gettato a testa in giù nel pozzo artesiano della sua casa di Torre Rinalda, la villetta di via Torre San Giovanni dove viveva con i suoi cani e i suoi gatti. A dare un volto al presunto killer sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo che, su disposizione del pm Luigi Mastrognani, hanno fermato Emmanuel Greco, giovane idraulico di Surbo, accusato di omicidio, occultamento di cadavere e porto e detenzione di arma clandestina.

Tutto nasce da un lavoro contestato. Greco, che conosceva la vittima, aveva eseguito degli interventi nella proprietà dell’anziano – secondo la stampa locale proprio su quel pozzo che sarebbe poi diventato la sua tomba – per circa 300 euro, regolarmente pagati. Ma per l’ex ristoratore originario di Squinzano quei lavori non erano stati fatti a regola d’arte, tanto da dover chiamare un altro idraulico per rifarli da capo. Da lì la richiesta, sempre più pressante, di riavere indietro i soldi.

Domenica scorsa, all’ora di pranzo, l’appuntamento che avrebbe dovuto chiarire tutto. Il giovane, secondo l’accusa, si è presentato con una pistola scacciacani modificata. Un vicino di casa ha sentito una lite furibonda, urla, poi il silenzio. È bastato un solo colpo.

Quello che segue, nella ricostruzione degli investigatori, è un tentativo disperato di cancellare tutto: il corpo trascinato con un carrello e calato a quattro metri di profondità, la botola richiusa, il sangue lavato via con l’acqua, il registratore della videosorveglianza portato via. Ma sul terreno è rimasta una vistosa scia di sangue, e i carabinieri hanno capito subito di trovarsi davanti a un delitto commesso da qualcuno che conosceva bene la vittima e quei luoghi.

Messo alle strette da tabulati e testimonianze, Greco ha ammesso le sue responsabilità davanti ai militari, indicando anche dove si era disfatto dell’arma: un rudere a Surbo, dove la pistola è stata ritrovata insieme a decine di cartucce. Nell’interrogatorio formale davanti al Pm, assistito dai suoi legali, ha però scelto di non rispondere. In casa sua sono stati sequestrati gli abiti che avrebbe indossato quel giorno.

Ora si attendono l’autopsia e l’udienza di convalida del fermo. Due famiglie distrutte – il presunto omicida è padre di due bambini piccoli – e una domanda che nessuna indagine potrà mai chiudere davvero: come si può togliere la vita a un uomo per 300 euro.