A Catania resiste da generazioni la leggenda della classe svanita nei cunicoli dell’anfiteatro romano. Le ricerche, le urla nella notte e la verità della storia.
Catania – Venticinque bambini delle elementari, quattro maestre, una gita scolastica come tante. Poi il buio, il silenzio, il nulla. È la storia che i catanesi si tramandano da generazioni a mezza voce: quella della scolaresca scomparsa nei cunicoli dell’anfiteatro romano di piazza Stesicoro, il monumento che in città tutti chiamano “Catania Vecchia” e che, per la sua pietra lavica scura, si è guadagnato il soprannome di “Colosseo nero”.
Secondo il racconto più diffuso, il dramma si sarebbe consumato negli anni Ottanta, in una data che nessuno ha mai saputo indicare. La classe, finita la visita alla parte aperta al pubblico, si sarebbe spinta nelle gallerie sotterranee chiuse ai visitatori. Da lì, nessuno avrebbe più fatto ritorno. Le ricerche, scattate subito, non avrebbero restituito né un corpo né un indizio. E c’è chi giura che, nelle notti più buie, dalle viscere del monumento salgano ancora le urla disperate dei bambini e delle maestre.
Di quella tragedia, però, non esiste traccia: nessuna denuncia, nessun nome, nessuna cronaca dell’epoca. E la leggenda è molto più vecchia della data che le viene attribuita: già nell’Ottocento, quando le gallerie si visitavano da via del Colosseo, sulle rovine si ricamava ogni sorta di diceria, compresa quella della classe entrata e mai più uscita. Anche la logica gioca contro il mistero: la pianta ellittica dell’edificio rende quasi impossibile perdersi. Ai più fantasiosi resta l’ipotesi di passaggi segreti che collegherebbero l’anfiteatro agli altri edifici romani della città.
Di certo, il gigante sepolto sotto il centro storico non è un luogo qualunque. Costruito con ogni probabilità nel II secolo dopo Cristo, misurava 125 metri per 105 e poteva accogliere 15mila spettatori seduti: già nel Cinquecento lo storico Tommaso Fazello lo giudicava inferiore soltanto al Colosseo. Nemmeno i miti più cari ai catanesi hanno retto alla prova dei fatti: la tradizione vuole che nel 252 il velo di Sant’Agata abbia fermato la lava dell’Etna alle sue porte, ma gli studi geologici dicono che quella colata si arrestò a Mascalucia, senza mai raggiungere la città.
All’epoca di Teodorico, re degli Ostrogoti, il monumento era già così in rovina che i catanesi ottennero di usarlo come cava di pietre. Poi le macerie, il terremoto del 1693, le case costruite sopra. Solo nel 1904, con il sindaco Giuseppe De Felice Giuffrida e l’architetto Filadelfo Fichera, una parte tornò alla luce. Il resto dorme ancora sotto la città. E con lui, forse, l’ultimo segreto di “Catania Vecchia”.



