Il giovane era arrivato da poco nel Cilento per raggiungere i due fratelli. Ricercato un 36enne, fuggito a piedi dopo la lite.
Salerno – Una lite furiosa, le mani addosso, poi lo sparo che non gli ha lasciato scampo. È finita così, davanti al cancello di casa, la giovane vita di Said Osseili, 25 anni, originario del Marocco e incensurato, ucciso con un colpo di pistola alla testa nella sera di mercoledì 4 novembre in via Barizzo, nella zona di Foce Sele, a Capaccio Paestum. Per il suo omicidio è ricercato un connazionale di 36 anni, già noto alle forze dell’ordine, che subito dopo il delitto si è dileguato a piedi nell’oscurità delle campagne circostanti.
Erano circa le 22 quando un vicino di casa, allarmato dagli spari, ha chiamato i carabinieri. All’arrivo dei militari, per il 25enne non c’era più nulla da fare: il corpo giaceva riverso a terra, in una pozza di sangue, proprio davanti all’ingresso dell’abitazione dove si era trasferito da poco.
Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, tra la vittima e il presunto aggressore sarebbe esplosa una violenta discussione, degenerata in pochi istanti in una colluttazione e poi nello sparo mortale. A dare un volto al principale sospettato sarebbero state alcune testimonianze: una decina di persone tra familiari, conoscenti e vicini sono già state ascoltate. In zona, però, non ci sono telecamere di sorveglianza.
Un giallo nel giallo riguarda l’arma. Sull’asfalto non sono stati trovati né bossoli né la pistola usata per uccidere: l’unico elemento sequestrato finora è il telefono cellulare della vittima, che potrebbe svelare gli ultimi contatti del giovane e i suoi rapporti con il 36enne in fuga.
Il movente resta un mistero. Gli inquirenti non escludono nessuna pista: dal regolamento di conti legato alla droga alla vendetta personale, fino a contrasti nati nella cerchia di frequentazioni del ragazzo. Le indagini sono condotte dai carabinieri della Stazione di Capaccio Scalo, guidati dal maresciallo Valentino Romano, e dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Agropoli, agli ordini del capitano Guido Carlo Decugis, accorso di persona sul luogo del delitto. Il magistrato di turno della Procura di Salerno ha disposto l’esame esterno: la salma si trova ora all’obitorio dell’ospedale di Eboli, dove sarà eseguita l’autopsia.
Resta il dolore di una storia spezzata troppo presto. Said era arrivato da poco a Capaccio Paestum per ricongiungersi ai suoi due fratelli. Come tanti connazionali, con ogni probabilità lavorava come bracciante agricolo nei campi della Piana del Sele, senza un regolare contratto. Cercava un futuro lontano dal suo Paese: ha trovato la morte a pochi passi dalla soglia della sua nuova casa.



