“Non volevo ammazzarlo, mi sono difeso”: la confessione del minorenne dopo la morte di Cosimo Quagliarella, accoltellato alle spalle a Trani.
Trani – Una serata finita nel sangue, un 18enne morto su un lettino d’ospedale e un ragazzo appena più giovane che, con un filo di voce, confessa: “Sono stato io, ma non volevo ammazzarlo”. È la storia terribile di Cosimo Quagliarella, 18 anni compiuti il 31 maggio, di Andria, deceduto all’alba di giovedì 13 agosto dopo essere stato accoltellato alle spalle in una pinetina alla periferia di Trani. In manette, con l’accusa di omicidio volontario, è finito un 17enne del posto, la faccia da bambino e un lavoro da barista, che si è presentato spontaneamente dai carabinieri accompagnato dal suo avvocato.
Tutto sarebbe successo in pochi istanti, poco dopo la mezzanotte tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto. Due gruppi di giovani, uno arrivato da Andria e l’altro di Trani, si erano ritrovati nella zona verde di via Andria per assistere all’eclissi di Sole della sera. Dopo l’osservazione del cielo, i ragazzi si sarebbero intrattenuti attorno alle braci di una grigliata fino a tarda notte. Poi, di colpo, il parapiglia: urla, offese, spintoni. E nel caos, tre fendenti alla schiena che non hanno lasciato scampo a Cosimo.
Soccorso dagli amici, il 18enne è stato portato prima alla postazione medicalizzata di Trani, poi trasferito d’urgenza all’ospedale di Bisceglie, dove è morto poco dopo l’arrivo. Sono stati i medici del pronto soccorso, notando la ferita da arma da taglio sulla schiena, a dare l’allarme ai carabinieri del comando provinciale di Barletta-Andria-Trani. Da lì sono partite le indagini, coordinate dalla Procura per i Minorenni di Bari.
A far scattare la lite sarebbe stata la rivalità per una ragazza. Secondo quanto emerge, i due giovani avrebbero avuto una relazione con la stessa ragazza e tra loro esistevano da tempo vecchi attriti. “Ci sono alcune chat che testimoniano un interesse condiviso”, ha riferito il legale del minorenne. Un movente ancora tutto da verificare, insieme alle testimonianze dei presenti e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Il 17enne, ora rinchiuso nel carcere minorile Fornelli di Bari, racconta però un’altra versione. Attraverso il suo difensore, l’avvocato Enrico Alvisi, nega che ci sia stata una rissa tra bande: “Il mio assistito era con gli amici per una grigliata quando è stato raggiunto da queste persone che lo hanno picchiato: è stato un raid“. Il legale sostiene che il ragazzo, aggredito da cinque o sei persone e minacciato con un’arma da fuoco, si sia soltanto difeso con un coltello acquistato legalmente in armeria, arma che al momento non è ancora stata ritrovata. A chiarire l’esatta dinamica saranno l’autopsia e il confronto tra le versioni.
Intanto Andria piange il suo ragazzo. La sindaca Giovanna Bruno ha parlato di “imbarbarimento sociale e di immensa povertà educativa”: “Un giovane uscito di casa per una serata spensierata tra amici, magari a veder le stelle, non c’è più. Ucciso da follia omicida”. Il sindaco di Trani, Marco Galiano, ha chiamato in causa tutti: “Tutte le istituzioni dovrebbero sentirsi chiamate in causa e reagire con azioni dall’alto spessore pedagogico, politico, sociale”.