Pochi giorni dopo l’omicidio, un altro lutto aveva colpito la famiglia con il decesso della moglie dell’arrestato e madre della vittima.
Modena – Si chiude con la morte dell’indagato una delle pagine più drammatiche della cronaca di Castelnuovo Rangone. Eros Canepari, 90 anni, accusato di aver ucciso la figlia Monica, 63 anni, è deceduto lunedì scorso all’ospedale di Baggiovara, dove era stato ricoverato dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute. Secondo le prime informazioni, la causa del decesso sarebbe un’infezione.
L’uomo era detenuto inizialmente nel carcere di Sant’Anna, a Modena, ma viste le sue condizioni psico-fisiche era stato trasferito prima nella struttura sanitaria Villa Igea e successivamente in ospedale. Con la sua morte si estingue anche il procedimento giudiziario a suo carico.
Il delitto risale al 4 gennaio scorso, quando Monica Canepari venne uccisa nella casa di famiglia in via per Formigine, a Castelnuovo Rangone. Secondo l’accusa, la donna sarebbe stata colpita ripetutamente alla testa con un martello dal padre. In casa, quel giorno, si trovava anche la madre, rimasta nella stanza da letto.
Pochi giorni dopo l’omicidio, un altro lutto ha colpito la famiglia: circa una settimana fa è morta anche la moglie di Canepari e madre della vittima. Una tragedia che ha sconvolto profondamente l’intera comunità di Castelnuovo.
Come ricostruito da Il Resto del Carlino, Monica si era trasferita dai genitori per assisterli a causa dell’età avanzata e delle condizioni di salute del padre, affetto da demenza senile. Negli ultimi mesi, la situazione familiare era diventata sempre più complessa e segnata da episodi di crescente gravità.
Proprio per questi precedenti, i carabinieri avevano già ritirato all’anziano una pistola legalmente detenuta. Una misura precauzionale che però non è bastata a evitare l’esito tragico, nonostante l’attenzione dei servizi sociali.
Dopo l’arresto, Canepari era stato sottoposto a interrogatorio di garanzia. Il giudice aveva disposto il suo trasferimento in una struttura psichiatrica giudiziaria, vista l’incompatibilità con il regime carcerario. Le condizioni di salute, tuttavia, sono peggiorate rapidamente fino al ricovero a Baggiovara, dove l’uomo è morto. Con il decesso dell’indagato si chiude anche l’inchiesta giudiziaria.