Uccise la compagna e la figlioletta a Villa Pamphili: ergastolo per Kaufmann

La Corte d’Assise di Roma ha accolto la richiesta dell’accusa. Il Pm: “Se gli agenti avessero fatto il loro lavoro, la bimba sarebbe ancora viva”.

Roma – Una madre nascosta sotto un telo nero tra gli oleandri, la sua bambina di appena 11 mesi abbandonata a pochi metri di distanza, vicino a una siepe. Era il 7 giugno 2025 quando il parco di Villa Pamphili, a Roma, restituì l’orrore. Oggi, giovedì 5 novembre, a poco più di un anno da quei giorni, la giustizia ha dato un nome e una condanna a quel duplice femminicidio: ergastolo con isolamento diurno per tre anni a Francis Kaufmann, il cittadino americano che si faceva chiamare Rexal Ford.

A deciderlo sono stati i giudici della prima Corte d’Assise di Roma, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Kaufmann è stato riconosciuto colpevole di aver ucciso, soffocandola, la compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, di origine russa, e di aver poi strangolato la loro figlia Andromeda. I giudici hanno disposto anche una provvisionale di 100mila euro per ciascuna vittima, da versare ai familiari.

La coppia si era conosciuta a Malta e si era poi trasferita a Roma, dove lui si presentava come regista. Ma dopo aver perso l’alloggio, i tre avevano iniziato a vivere come senzatetto, passando le notti nel parco. Secondo l’accusa, Anastasia è stata uccisa per prima, intorno al 2 giugno, e la piccola alcuni giorni dopo. In mezzo, un dettaglio che fa ancora male: il 5 giugno, quando la madre era già morta, Kaufmann era stato fermato dalle forze dell’ordine mentre girava ubriaco con la bambina. “È riuscito a incartare anche gli agenti. Se avessero fatto bene il loro lavoro, forse la bambina sarebbe ancora viva“, aveva detto il pm nella requisitoria.

Dopo il ritrovamento dei corpi, l’uomo era fuggito in Grecia, dove era stato arrestato il 13 giugno sull’isola di Skiathos. In aula si è sempre proclamato innocente, e la difesa ne aveva chiesto l’assoluzione: “Manca la prova regina, non ci sono le sue impronte sui corpi”, aveva detto l’avvocato Paolo Foti. Per la Procura, invece, Kaufmann è “freddo, lucido, manipolatore, narcisista patologico, ma non incapace di intendere e volere”. I giudici le hanno dato ragione. Anastasia e Andromeda non torneranno, ma almeno ora hanno avuto giustizia.