Uccise il padre nel garage, la figlia confessa in aula: “Non ce la facevo più”

Colpo di scena al processo per la morte di Francesco Capuano, 79 anni, freddato a colpi di pistola a Suzzara. Rosa, 47 anni, condannata a 25 anni.

Mantova – Per quasi due anni aveva giurato la propria innocenza, arrivando perfino a dare la colpa a “uno squilibrato” sbucato dal nulla. Poi, all’improvviso, il muro è crollato. Davanti alla Corte d’Assise di Mantova, nella mattinata di giovedì 5 novembre, Rosa Capuano ha guardato in faccia i giudici e ha pronunciato le parole che nessuno si aspettava più: “Sono stata io. Non ce la facevo più. Ho preso la pistola e l’ho ucciso”. Una confessione choc che ha chiuso il giallo dell’ex bidello di 79 anni ucciso nel garage di casa a Suzzara, due giorni prima del Natale 2024.

Il colpo di scena è arrivato a udienza appena iniziata e ha rimescolato le carte del processo. Solo il 9 ottobre, davanti agli stessi giudici, la donna aveva ribadito con fermezza: “Sono innocente, non l’ho ammazzato”. Nel pomeriggio è arrivata la sentenza: 25 anni di carcere per omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’aver colpito il proprio genitore. Esclusa invece l’aggravante dei motivi abietti e futili, con le attenuanti generiche considerate equivalenti.

Pensionato ucciso a colpi di pistola a Suzzara
Francesco Capuano

La Pm Alessia Silimbani era pronta a chiedere l’ergastolo. Ma davanti all’ammissione di colpa ha cambiato rotta, tenendo conto anche del clima che si respirava in quella casa: una figlia in uno stato di totale dipendenza da un padre descritto come autoritario. La Corte ha inoltre disposto una provvisionale di 150mila euro per i tre fratelli dell’imputata, 50mila a testa.

Il delitto si era consumato la mattina del 23 dicembre 2024, nel garage sotterraneo del condominio di via Biolcheria dove padre e figlia vivevano insieme. I due stavano per uscire in auto per alcune commissioni prima delle feste. Fu proprio Rosa a dare l’allarme: raccontò di essere risalita in casa per prendere un oggetto dimenticato e di aver trovato, al suo ritorno, il padre riverso sul sedile, colpito alla testa da diversi colpi di pistola.

Il luogo del delitto

Una versione che non ha mai convinto i carabinieri. Dopo il delitto la donna era tornata a vivere nel Napoletano, terra d’origine della famiglia. Ed è lì, a Giugliano, che nel marzo 2025 i militari hanno trovato la prova regina: un revolver calibro 22 nascosto nel suo beauty case, insieme a tre bossoli dello stesso calibro di quelli usati per uccidere l’anziano. Dal testamento, intanto, era emerso che proprio lei era stata designata erede universale.

Per mesi Rosa aveva negato tutto, offrendo versioni contraddittorie e ipotizzando che a sparare fosse stato uno sconosciuto. Fino al crollo in aula, che ha svelato il movente intuito dagli inquirenti: la voglia disperata di liberarsi da quel padre di cui si sentiva succube e a cui badava ogni giorno, senza mai riuscire a conquistare la propria autonomia. Una vita intera vissuta all’ombra di un genitore, finita con un colpo di pistola in un garage alla vigilia di Natale.