Pendolari “beffati”, Trenord ringrazia: crollano i rimborsi

Il nuovo sistema degli indennizzi si rivela un flop per gli utenti ma un affare d’oro per l’azienda. Nel 2024 restituiti solo gli “spiccioli”: si è passati da 5 milioni a 100mila euro.

Milano – Quello che il Partito Democratico denunciava da mesi è ora scritto nero su bianco nei dati ufficiali: il passaggio dal vecchio “bonus automatico” al nuovo sistema di indennizzo è stato un colpo di scure sui diritti dei pendolari lombardi. I numeri, emersi grazie a un accesso agli atti del consigliere regionale Dem Simone Negri, sono impietosi. Se nel 2023 Trenord aveva riconosciuto agli abbonati 5,74 milioni di euro in sconti per i disservizi, nel 2024 la cifra è precipitata a soli 100.619 euro. In pratica, per ogni 57 euro restituiti in passato, oggi ne torna indietro soltanto uno.

Il trucco dietro questo crollo verticale sta nel cambio delle regole del gioco, introdotto il 1° gennaio 2024. Prima, lo sconto del 30% scattava automaticamente se la linea superava una soglia di ritardi (calcolati sopra i 5 minuti) o soppressioni.

Oggi, invece, la soglia del ritardo è stata alzata a 15 minuti e, soprattutto, il rimborso non è più automatico: deve essere l’utente a armarsi di pazienza, controllare sul sito se la propria linea ha diritto all’indennizzo e presentare una richiesta formale. Il risultato? Le erogazioni sono passate da 107mila a poco più di 5mila in un anno.

“Un grande affare per Trenord e un danno enorme per i cittadini”, attacca Negri, sottolineando come la Regione Lombardia sia al contempo controllore del servizio e proprietaria al 50% dell’azienda. Mentre i treni continuano a viaggiare con ritardi cronici, il nuovo meccanismo burocratico sembra fatto apposta per scoraggiare chiunque provi a chiedere giustizia per i minuti persi in banchina. Una vittoria per i bilanci della società, ma una sconfitta bruciante per le tasche di chi, ogni giorno, sceglie il treno per andare a lavorare.