La Procura indaga per istigazione al suicidio mentre si attendono autopsia e verifiche sulla vita digitale del ragazzo.
Viterbo – Una morte improvvisa, senza risposte immediate, che ha lasciato una città intera sospesa nel silenzio e una madre davanti a un dolore impossibile da comprendere. A Viterbo resta avvolta nel mistero la fine di Shyliuk Artem, il ragazzo di 13 anni trovato senza vita nella strada sotto la sua abitazione nella notte tra il 6 e il 7 gennaio, poche ore prima del rientro a scuola dopo le vacanze natalizie. È stata la madre a fare la drammatica scoperta, notando la finestra della stanza del figlio aperta e affacciandosi nel buio fino a scorgere il corpo del ragazzo a terra.
La Procura di Viterbo ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti, un atto necessario per consentire tutti gli accertamenti previsti, a partire dall’autopsia. Sin dalle prime ore successive alla tragedia, gli investigatori della squadra mobile del capoluogo della Tuscia hanno avviato una serie di audizioni, ascoltando parenti, amici e compagni di scuola, nel tentativo di ricostruire le ultime ore e i giorni precedenti alla morte del tredicenne.
Dalle prime informazioni raccolte emerge che la sera prima Artem avrebbe utilizzato a lungo il tablet, un elemento segnalato dalla madre agli inquirenti e ora al centro delle verifiche. La Procura intende chiarire se qualcuno possa aver istigato, rafforzato o agevolato il gesto del ragazzo attraverso comportamenti, parole o pressioni psicologiche reiterate nel tempo, anche tramite l’uso dei social network. In questa direzione si inserisce il sequestro del cellulare e del tablet del giovane, strumenti che gli investigatori stanno analizzando per comprendere cosa possa emergere dalla sua vita digitale.
Il procuratore capo Mario Palazzi ha chiarito che al momento non c’è un’attenzione esclusiva sul fenomeno del bullismo, ma un lavoro più ampio per capire cosa sia realmente accaduto. L’obiettivo è ricostruire ogni possibile elemento, senza escludere alcuna pista, compresa l’eventuale partecipazione a giochi o challenge online, pur ribadendo che, di fronte a una tragedia di questa portata, è indispensabile approfondire ogni spunto senza trarre conclusioni premature.
Dalle indagini svolte finora risulta che la famiglia di Artem era ben inserita e stabile nel contesto cittadino di Viterbo. Il ragazzo frequentava l’istituto comprensivo Egidi dal settembre 2024 e praticava pallavolo in una squadra locale. Di origini ucraine, aveva imparato a parlare correntemente l’italiano e, secondo quanto riferito da chi lo conosceva, a scuola era considerato un compagno solare e ben integrato.
Ora l’attenzione è tutta rivolta agli esiti dell’autopsia e alle analisi dei dispositivi elettronici, nella speranza che possano fornire risposte a una vicenda ancora oscura. Intanto resta il vuoto lasciato da una giovane vita spezzata e il dolore di una madre che piange il figlio, cercando una spiegazione che, per il momento, sembra ancora lontana.