Tragedia ad Aarau: i punti oscuri dopo la morte di Maria Spinelli

La famiglia della 22enne chiede chiarezza sui controlli sulle armi, mentre la Procura svizzera ha disposto la perizia psichiatrica sul killer.

Aarau – A distanza di giorni dalla strage avvenuta all’uscita del festival techno di Aarau, sono ancora molti i punti oscuri che la famiglia di Maria Spinelli, la 22enne italiana rimasta uccisa, chiede vengano chiariti fino in fondo. I parenti chiedono che le indagini proseguano “con il massimo rigore, verificando ogni elemento utile”, e hanno insistito perché la salma della giovane, “in quanto figlia dell’Italia”, non venga lasciata sola nel suo ultimo viaggio di ritorno a casa.

Al centro delle loro domande c’è soprattutto un punto: come abbia potuto un uomo con sospetti problemi psichiatrici detenere legalmente per vent’anni tre armi da fuoco, tra cui un fucile d’assalto Ak74 e due pistole, una Beretta e una Baikal. Il procuratore capo Christophe Ruedi ha ammesso che la legislazione elvetica in vigore all’epoca dell’acquisto era meno stringente di quella attuale in materia di controlli.

Il killer, un 43enne del canton Jura, è stato fermato domenica sera dopo essersi costituito spontaneamente alla polizia cantonale, dichiarando di non stare bene da tempo. Da allora si è chiuso nel silenzio, rendendo le sue prime dichiarazioni prive di valore probatorio ufficiale. Gli inquirenti ipotizzano disturbi psichiatrici, ma finora non sono emerse prove concrete: nessun ricovero registrato, nessun medico curante rintracciato. La Procura ha comunque disposto una perizia psichiatrica per accertare le condizioni mentali dell’arrestato.

Sabato sera l’uomo aveva lasciato la sua abitazione di Delémont con le tre armi, percorrendo cinquanta chilometri fino all’ippodromo di Schachen, nel cantone dell’Argovia, dove si era appena concluso il festival techno. Ha aperto il fuoco senza un bersaglio preciso contro il centinaio di ragazzi ancora fuori dal locale, esplodendo oltre quaranta colpi in rapida successione. Uno di questi ha raggiunto Maria Spinelli, uccidendola quasi sul colpo. Nella fuga ha poi sparato con le pistole contro alcune auto di nomadi incrociate lungo il percorso.

L’uomo avrebbe agito da solo. Al momento sono stati esclusi legami con ambienti estremisti. Il killer aveva lasciato l’esercito nel 2013, dopo aver prestato servizio come cuoco, restituendo regolarmente l’equipaggiamento militare in dotazione; le armi che ha poi usato erano state acquistate separatamente nel 2006.

A incastrarlo sono state soprattutto le oltre cento segnalazioni raccolte dalla polizia, tra cui quella decisiva su un uomo armato in fuga a bordo di un’auto blu, ripresa dalle telecamere, che hanno permesso di identificare il cantone di provenienza. Il lavoro coordinato tra le forze dell’ordine ha ristretto il campo dei sospettati da cinque a uno solo, grazie anche alla testimonianza dei familiari, intestatari del veicolo, che avevano riferito di un uomo che da mesi non stava bene. Nel baule dell’auto sono state ritrovate le armi registrate a suo nome insieme alle munizioni, risultate compatibili con i bossoli rinvenuti sulla scena.

Resta sullo sfondo un’ipotesi ancora da verificare, legata al contesto economico del canton Jura, storicamente legato all’industria orologiera svizzera e oggi segnato dal più alto tasso di disoccupazione del Paese, aggravato dai licenziamenti seguiti ai dazi imposti dall’amministrazione statunitense.