Toghe in sciopero, Parodi (Anm): “Non è una difesa di casta”. Tutte le iniziative

Eventi in tutti i distretti. A Roma raduno in piazza Cavour. Sulla scalinata della Corte di cassazione un flash mob apre la manifestazione.

Roma – Lo sciopero dei magistrati contro la separazione delle carriere “non è contro qualcuno ma a difesa di una serie di principi della Costituzione in cui fermamente crediamo e che sono fondamentali per i cittadini”. A dirlo è il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, secondo il quale lo stop della categoria “è tutto fuorché una difesa di casta. Noi non difendiamo nessun privilegio”. Parodi a Radio 24 commentando le ragioni dello sciopero ha sottolineato: “Temiamo la rivisitazione del ruolo del pm che oggi è una grande garanzia per tutti i cittadini, libero di verificare i fatti a 360 gradi. Rinunciare a questa garanzia sarebbe molto grave”. Il leader dell’Anm, sin dal suo insediamento, aveva confermato lo sciopero delle toghe indetto dalla giunta precedente.

Di certo la mobilitazione è massiccia. Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha detto che “sono arrivati dati su una alta partecipazione allo sciopero, di assemblee molto partecipate”. L’adesione allo sciopero dei magistrati del Tribunale di Milano “è di circa il 90 per cento”, ha annunciato il presidente del Tribunale milanese Fabio Roia. A Torino si parla del 70%. A Genova l’adesione in procura sarebbe del 95% mentre per il tribunale è dell’80%. A Palermo il 70% dei magistrati del distretto di corte d’appello ha aderito.

Sono decine le iniziative e gli eventi in programma oggi nelle varie città italiane, con il clou in programma a Roma. Prima un flash mob sulla scalinata della Corte di Cassazione, con i magistrati che indossano una coccarda tricolore sulla toga e hanno in mano una copia della Carta. A seguire pm e giudici si sposteranno in una sala del cinema Adriano, proprio di fronte il palazzo della Corte, dove si terrà l’assemblea pubblica aperta alla società civile, con i vertici dell’Anm, magistrati e cittadini. Sono previsti gli interventi del presidente dell’Associazione Cesare Parodi, del segretario Rocco Maruotti e del vicepresidente Marcello De Chiara. Tra gli ospiti lo scrittore Gianrico Carofiglio e l’ex presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia.

Anche a Milano è in programma un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia, seguito da un’assemblea in Aula Magna. La Camera Penale di Milano espone da oggi copia della Costituzione davanti alla sua sede. Lo
annuncia in una nota il direttivo del capoluogo lombardo. “Da alcune settimane, la magistratura associata, per esprimere simbolicamente la propria contrarietà al ddl sulla separazione delle carriere, ha esposto, sulle porte di molti uffici all’interno del Palazzo di Giustizia, la Costituzione – scrive la Camera Penale -. Come se quel progetto di riforma la mettesse in pericolo. La Costituzione, però, è di tutti. Certamente è patrimonio dell’avvocatura penale che, a garanzia dei diritti e delle libertà dei propri assistiti, quotidianamente la applica e ne pretende il rispetto. Per questo, da oggi, davanti alla sede della Camera Penale di Milano, che sostiene da anni, al di là delle contingenze politiche, quel progetto riformatore in discussione avanti il Parlamento, sarà affissa la nostra Carta fondamentale. Ognuno potrà leggere, chiaramente, il contenuto dell’art. 111, che garantisce il giusto processo in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”. 

A Genova è prevista la partecipazione, tra gli altri, di Antonio Albanese, che leggerà un testo di Piero Calamandrei. A Napoli, invece, l’assemblea si svolgerà alla biblioteca Tartaglione del Palazzo di Giustizia. Attesi gli scrittori Maurizio De Giovanni e Viola Ardone. In alcune città sono stati organizzati eventi con gli studenti delle scuole superiori e universitari. Riguardo quest’ultimo punto, il deputato trentino Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione affari costituzionali della Camera, ha espresso “sconcerto” in relazione alla “lettera che il giudice di Trento e segretario della giunta distrettuale dell’Anm, Marta Schiavo, ha inviato alle rappresentanze universitarie sullo sciopero indetto per oggi contro la separazione delle carriere.

Urzì critica la “la mancanza del senso della misura e del rispetto del proprio ruolo per una azione politica che ormai travalica i confini del palazzo di giustizia, promuovendo la stessa mobilitazione popolare e universitaria. Fosse utilizzato lo stesso zelo per smaltire gli arretrati i cittadini potrebbero ringraziare”, ha aggiunto. Una grande mobilitazione indetta a dicembre dal sindacato delle toghe, che, ha spiegato il neosegretario generale Rocco Maruotti, non si limita a essere una giornata di astensione dal lavoro, ma di “incontro con la cittadinanza”. Con le coccarde tricolori sulle toghe e una copia della Costituzione tra le mani, i magistrati spiegheranno ai cittadini le ragioni del loro no alla separazione delle carriere, ora all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato. 

Antonio Di Pietro

Uno sciopero in cui spuntano anche alcune voci fuori dal coro, come quella di Giuseppe Cioffi, giudice del tribunale di Napoli nord, del quale è stato anche presidente, da 38 anni magistrato. La toga rileva che “tutto ciò di cui l’Anm si sta lamentando non è reale”.Non aderisco – afferma – La ritengo una manifestazione del pensiero che non si addice ai magistrati e trovo singolare che chi ha il compito costituzionale di applicare le leggi si opponga a una legge in corso di approvazione in Parlamento, peraltro usando argomentazioni che esulano dai contenuti della riforma”. Anche Antonio Di Pietropubblico ministero all’epoca di Mani Pulite, a proposito della riforma la pensa diversamente dai colleghi. “Fino a prova contraria, – afferma – la separazione delle carriere dei magistrati – per come prospettata finora dal Palamento – non modifica in alcun modo l’articolo 104 della Costituzione, a norma del quale la magistratura – sia quella giudicante che inquirente sono e restano un ordine indipendente da qualsiasi altro Potere dello Stato, e, quindi, demonizzare la riforma a priori (solo perché lo aveva detto anche Berlusconi) mi pare una forzatura ideologica non corrispondente alla realtà dei fatti”.

Lo sciopero è arrivato all’apice di un lungo braccio di ferro con il governo, e che arriva a meno di una settimana dall’incontro con la premier Giorgia Meloni, in programma il 5 marzo e al momento ancora confermato. Un appuntamento definito dal segretario dell’associazione nazionale magistrati, “un’occasione di confronto per cercare di spiegare ancora una volta le nostre ragioni rispetto alle obiezioni che poniamo sulla riforma e anche per far capire meglio che non siamo nemici della nazione ma persone che svolgono una funzione delicata che è quella di garantire i diritti dei cittadini”. Maruotti ribadisce, inoltre, che la separazione delle carriere “non incide sullo status dei magistrati ma mira a riscrivere un pezzo della Carta costituzionale e lo si sta facendo – sottolinea – in un modo non del tutto condivisibile. Alla Camera dei deputati in prima lettura si è andato avanti con un testo blindato”.

Il presidente dell’Anm Cesare Parodi

I nuovi vertici dell’Anm pensano invece che le modifiche della Costituzione “richiederebbero quantomeno un maggiore confronto e ascolto”. Parole rispedite al mittente dal governo con il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro: “Le riforme costituzionali avremmo avuto il piacere di farle coinvolgendo tutte le categorie, credo che le abbiamo sollecitate e credo che non sempre abbiano raccolto la nostra sollecitazione”. E poi assicura: “Non c’è nessun intervento punitivo nei confronti della magistratura, nessuno spirito di rivalsa” e l’accusa di voler sottoporre il pm all’esecutivo è “decisamente strumentale”. Con un video l’Associazione italiana magistrati ha deciso di far capire i motivi dello sciopero di oggi. Con l’aiuto dell’attore Leonardo Santini, l’Anm dell’Emilia Romagna ha provato a spiegare le ragioni della protesta contro la riforma che punta alla separazione delle carriere tra pm e giudici.

“La maggioranza sostiene che oggi il pm sia un super poliziotto senza controllo, è falso. Oggi il pubblico ministero non deve ottenere la condanna ma cercare la verità, se le prove dimostrano l’innocenza o non dimostrano la colpevolezza deve chiedere l’assoluzione”, si spiega nel video insieme ad altre contestazioni mosse dalla maggioranza di governo. Quindi cosa cambierebbe con la riforma? Tra le altre cose, “il pm potrebbe essere più facilmente sottoposto a forme dirette o indirette di condizionamento politico, finendo col somigliare a un avvocato delle forze di polizia. Sarà un accusatore che deve vincere il processo”. 

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa