Trasportounito annuncia sei giorni di stop. Il sindacato: “Situazione letale per le imprese, ci fermeremo anche senza autorizzazione”.
L’Italia rischia la paralisi logistica nella seconda metà di aprile. Il sindacato Trasportounito ha proclamato un fermo nazionale dell’autotrasporto merci dal 20 al 25 aprile prossimi, una mobilitazione che si preannuncia come la più imponente del settore dal gennaio 2012. Al centro della protesta il rincaro incontrollato del carburante, alimentato dalle tensioni internazionali tra Stati Uniti, Israele e Iran, che sta rendendo insostenibili i costi di esercizio per migliaia di piccole e medie imprese.
La decisione arriva in aperto contrasto con le indicazioni della Commissione di Garanzia per gli scioperi. Nonostante il mancato via libera formale, l’associazione di categoria ha confermato l’intenzione di procedere con il blocco. “Non siamo stati autorizzati, ma lo faremo lo stesso”, ha dichiarato il segretario di Trasportounito, Maurizio Longo. “C’è un’emergenza reale: molte imprese hanno già iniziato a fermare i mezzi nelle rimesse perché i conti non tornano più”, ha sottolineato.
L’allarme per le possibili ripercussioni sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini è altissimo. In Italia, la dipendenza dal trasporto stradale è quasi totale: secondo i dati Istat, il 92,1% delle merci viaggia su gomma, contro un risicato 7,9% che sfrutta la rete ferroviaria. Fermare i Tir per sei giorni significa intaccare il sistema linfatico della distribuzione nazionale.
Gli effetti potrebbero manifestarsi rapidamente, in particolare nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Latte, carne, frutta e verdura potrebbero subire i primi ritardi nell’approvvigionamento già dopo 48 ore di blocco. Possibili stop anche nelle forniture di materiali edili e materie prime industriali. Il timore è che i costi logistici aggiuntivi si scarichino immediatamente sui prezzi finali, alimentando un’inflazione già critica per le famiglie.