Terremoto in Sicilia: chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente Armao per corruzione

Nel mirino un giro di presunte mazzette sulle autorizzazioni ambientali. Richiesta la cattura anche per altre otto persone.

Palermo – C’è un nuovo terremoto che scuote la politica siciliana, e questa volta a tremare è uno dei nomi più noti dei palazzi del potere dell’Isola. La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Gaetano Armao, 64 anni, avvocato amministrativista ed ex vicepresidente della Regione Sicilia, accusato di corruzione. All’alba gli uomini della squadra mobile hanno bussato alle porte dei suoi studi, a Palermo e a Roma, e della sua abitazione privata, passando al setaccio ogni stanza alla ricerca di documenti e carte prima che potessero sparire.

Le ipotesi di reato sono pesanti: corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, ci sarebbe un giro di presunte mazzette ruotato attorno alla Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, l’organismo che concede i via libera ambientali alle imprese e che Armao ha presieduto fino allo scorso agosto.

Ma l’avvocato non è il solo finito nel mirino. Le misure cautelari sono state chieste per altre otto persone, nove indagati in tutto. Tra loro l’avvocato Pietro Luigi Matta, il deputato regionale del Movimento per l’Autonomia Giuseppe Lombardo e una lunga schiera di imprenditori e professionisti (Giuseppe Argirò, Benedetta Costanzo, Mario Lupo, Marco Malacarne, Sergio Vella e Luigi Zancla) che secondo gli inquirenti avrebbero beneficiato di favori in cambio di denaro o altre utilità.

Le perquisizioni hanno toccato anche alcuni uffici regionali. Trattandosi di un avvocato, come impone la legge, le operazioni si sono svolte alla presenza di un magistrato della Procura, e dell’attività investigativa è stato informato il Consiglio dell’Ordine degli avvocati.

Armao non è un volto qualunque. Docente universitario e consigliere giuridico di numerose istituzioni, nella giunta di Nello Musumeci aveva la delega all’Economia e il ruolo di vicepresidente. Nel 2022 si era persino candidato alla presidenza della Regione, sostenuto da Azione e Italia Viva. È inoltre il marito di Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio: un dettaglio che proietta l’inchiesta ben oltre i confini dell’Isola.

Ora la parola passa al Gip. A tutti e nove gli indagati è stato notificato l’invito a comparire per l’interrogatorio preventivo, il passaggio che, secondo la nuova normativa, precede la decisione del giudice sulla richiesta di arresto. Sarà quel confronto a stabilire se le manette scatteranno davvero.