Tentano di far esplodere bancomat con il metodo della “marmotta”: sei arresti

Operazione dei carabinieri tra San Severo, Cerignola e Trinitapoli: il gruppo è accusato di tentato furto agli ATM, ricettazione e porto illegale di esplosivi.

Teramo – Nelle prime ore della mattina di oggi 28 maggio 2026 a San Severo (FG), Cerignola (FG) e Trinitapoli (BT), i militari della Compagnia Carabinieri di Alba Adriatica, collaborati dalle compagnie di San Severo, Cerignola e Barletta, dal Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, dal 6° Nucleo Elicotteri di Bari e dallo squadrone eliportato “Cacciatori Carabinieri Puglia”, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. di Teramo su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 6 persone, tutte ritenute presunte responsabili dei reati di tentato furto in concorso presso dispositivi ATM in danno di due istituti di credito con il cosiddetto metodo della marmotta (artt. 110, 56, 624, 625 co 1 n. 2-3-5-7 e u.c., 61 n. quater C.P.), oltre che di ricettazione (artt. 110, 112, 648, 61 n. 2-11 quater C.P.) e di porto illegale in luogo pubblico di materiale esplodente (artt. 110, 112 C.P., art. 4 L. 895/1967, art. 61 n. 2-11 quater C.P.).

Il provvedimento scaturisce dall’attività investigativa svolta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba Adriatica e dalla Stazione Carabinieri di Martinsicuro in seguito a due tentativi di furto agli sportelli ATM installati nei comuni di Colonnella e Martinsicuro (TE), rispettivamente presso la sede della Banca B.d.M. e presso il locale Ufficio Postale, commessi lo scorso 25 marzo ad opera di un gruppo criminale che aveva tentato di fare esplodere i dispositivi adoperando l’ormai noto metodo della marmotta.

L’indagine ha consentito di ricostruire gli obiettivi della banda criminale, la sua composizione ed il modus operandi. I colpi, infatti, sono falliti grazie alla chiamata di un cittadino al 112 e all’intervento immediato di una pattuglia.

La successiva ricostruzione, svolta sin dalle prime fasi, ha consentito di individuare i veicoli e tutti i componenti della banda che, preventivamente, avevano rubato un’autovettura nel territorio della confinante provincia di Ascoli Piceno, proprio per utilizzarla come auto “pulita” nell’azione criminale.

L’indagine ha fatto emergere che il commando aveva la disponibilità di diversi congegni esplosivi, potenzialmente micidiali, tipicamente confezionati per l’assalto ai bancomat (marmotta).

La banda era costituita dagli odierni 6 destinatari della misura cautelare, tutti italiani originari dell’area geografica ove è stato eseguito il provvedimento di cattura.