Dai post social che inventano “diffide alla GDO” al tam-tam sul cibo contaminato: la verità sul progetto pilota del Ministero della Salute in alcuni allevamenti italiani.
Gira ormai da settimane sulle piattaforme social una martellante campagna di allarmismo alimentare. Post dal tono perentorio accusano la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e i principali marchi avicoli di vendere carne di tacchino e uova “da esperimenti siero-genetici OGM” nascondendolo in etichetta, citando persino una fantomatica “formale diffida” notificata ai supermercati per aver trasformato i cittadini in “cavie di un esperimento di massa“.
La narrazione, alimentata da ambienti no-vax che ventilano l’uso di vaccini a mRNA, è l’ennesima bufala acchiappaclick. Una disinformazione costruita manipolando un reale progetto pilota del Ministero della Salute per diffondere un ingiustificato procurato allarme.
Nessuna diffida, nessun OGM. A una verifica dei fatti, non risulta depositata alcuna diffida formale alla GDO. L’atto è un’invenzione retorica, così come è falsa la presenza di vaccini ad mRNA: si usano tecnologie tradizionali in uso in veterinaria dagli anni Novanta.
Come chiarito dal sito di debunking Butac e dalla rivista di tutela dei consumatori Il Salvagente, un progetto del Ministero della Salute esiste davvero, ma ha contorni del tutto ordinari e contingentati:
- Solo 5 allevamenti coinvolti: la sperimentazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI H5) è partita il 5 maggio scorso ed è circoscritta a soli 5 siti (tre di tacchini da carne nel Veronese e due di galline ovaiole nel Mantovano). Il pollo da carne non è nemmeno coinvolto.
- Nessun vaccino ad mRNA: il dispositivo dirigenziale del Ministero specifica chiaramente la tipologia di vaccino impiegato. Si tratta di un vaccino ricombinante a vettore HVT (Herpesvirus del tacchino), un virus innocuo per l’uomo impiegato da decenni contro la malattia di Marek, a cui viene aggiunta la proteina superficiale dell’aviaria (H5) per addestrare il sistema immunitario dell’animale.
- Nessuna modifica al DNA: i vaccini impiegati non contengono virus influenzali vivi né materiale genetico ad mRNA, e il richiamo (booster) avviene con una semplice proteina purificata inattivata. La carne e le uova non subiscono alcuna alterazione genetica.
Un altro elemento cavalcato dai “disinformatori” riguarda la clausola dell’Allegato 1 del Ministero, secondo cui carne e uova di questi 5 allevamenti “potranno essere commercializzate esclusivamente nel mercato italiano”.
Gli allarmisti hanno presentato questa misura come la prova che il cibo sia “scartato all’estero perché tossico”. La realtà è di natura esclusivamente burocratica e commerciale: le normative sul commercio internazionale impongono paletti ai Paesi che vaccinano per evitare che nei controlli di frontiera gli animali vaccinati vengano scambiati per infetti. È una misura di tracciabilità dei flussi commerciali, non un allarme sanitario.
La sicurezza alimentare in Italia si basa su controlli rigidi e trasparenti. Trasformare un progetto scientifico di prevenzione contro le epidemie avicole in un complotto sulle “carni OGM al siero” serve solo a fare sciacallaggio sulla pelle dei consumatori. I prodotti in commercio restano sicuri, sani e controllati, mentre l’unica cosa da cui serve davvero difendersi è la disinformazione da tastiera.