Svolta sul caso Bertusi, dopo 11 anni emesso il certificato di morte

L’uomo risultava ancora vivo per l’anagrafe nonostante il ritrovamento dei resti nel 2024. Ora è finalmente finito l’incubo burocratico della vedova.

Bologna – Si chiude dopo undici anni una delle vicende più paradossali e dolorose della cronaca bolognese. Stefano Bertusi, il pensionato scomparso nel 2015 da una clinica sui colli all’età di 64 anni, ha finalmente un certificato di morte ufficiale. Il documento è stato emesso il 24 aprile 2026, mettendo fine a un blocco amministrativo che per due anni ha impedito alla vedova di esercitare i propri diritti legali e previdenziali.

La tragedia di Bertusi era iniziata nel 2015 con una sparizione nel nulla che aveva lasciato la famiglia nel limbo per quasi un decennio. La svolta sembrava arrivata nel 2024, quando alcuni resti umani vennero rinvenuti poco lontano dal luogo della scomparsa. Nonostante l’identificazione certa tramite esami tecnici, si era generato un cortocircuito istituzionale: la Procura non aveva mai trasmesso al Comune i documenti necessari, rendendo l’uomo “fantasma” per lo Stato, ma formalmente ancora in vita per l’anagrafe.

Per la moglie di Bertusi, l’assenza del certificato di morte si è tradotta in un calvario quotidiano. Senza il documento, la donna è rimasta bloccata in ogni pratica essenziale: dall’impossibilità di accedere alla pensione di reversibilità del coniuge al blocco dei conti correnti e delle pratiche bancarie cointestate, oltre all’mpedimento legale a procedere con qualsiasi atto di eredità o voltura.

A sbloccare la situazione è stato l’impegno dell’avvocata Barbara Iannuccelli, rappresentante per l’Emilia-Romagna dell’Associazione Penelope (che assiste i familiari degli scomparsi). La legale ha evidenziato come la pressione mediatica abbia spinto la direzione dell’Inps di Bologna a cercare una collaborazione attiva, culminata con l’invio degli atti mancanti da parte della Questura pochi giorni fa.

“Finalmente la vedova potrà andare avanti con la sua vita”, ha dichiarato Iannuccelli all’Ansa. “Grazie all’attenzione collettiva siamo riusciti a superare un paradosso che affliggeva una famiglia già duramente provata”.