Sette indagati e un milione di euro al centro dell’inchiesta sui fondi destinati alla digitalizzazione delle imprese.
Macerata – Sette imprenditori indagati, diverse società coinvolte e un giro di fatture false per circa 1 milione di euro. Sono i numeri della maxi operazione denominata “Rete Gonfiata”, condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Macerata sotto il coordinamento della Procura Europea (EPPO) di Bologna. L’indagine ha permesso di smantellare un articolato sistema di frode finalizzato all’indebita percezione di fondi pubblici del PNRR e gestiti da SIMEST S.p.a. per lo sviluppo del commercio elettronico.
La complessa attività investigativa, avviata nel 2023, ha tratto origine da un controllo eseguito dalle Fiamme Gialle nei confronti di una società del maceratese, selezionata grazie a una mirata attività d’intelligence e di controllo economico del territorio, ed ha preso di mira i contributi europei del pacchetto Next Generation EU destinati al rilancio digitale delle imprese.
Al centro del meccanismo fraudolento i militari hanno individuato un content creator di Porto Sant’Elpidio, amministratore di due società attive nell’e-commerce. Il sistema fraudolento scoperto consisteva essenzialmente nell’emissione di fatture fittizie da parte di due delle imprese riconducibili all’imprenditore marchigiano, utilizzate per certificare l’esecuzione dei progetti (in realtà mai realizzati) a beneficio delle società richiedenti gli aiuti di Stato.
Queste ultime, a loro volta, ricevuto l’accreditamento dei finanziamenti, saldavano l’importo delle false prestazioni ed emettevano a favore di una terza società anch’essa riconducibile al medesimo imprenditore, fatture per operazioni inesistenti allo scopo di rientrare in possesso delle somme precedentemente pagate, realizzando di fatto una spartizione pro quota dei finanziamenti erogati.
L’uomo produceva documentazione fittizia e falsi preventivi di spesa per conto dei suoi clienti, aziende dislocate tra Macerata, Pesaro, Pistoia, Latina. Grazie a questi finti progetti, le società ottenevano da SIMEST finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per creare piattaforme di vendita online mai realizzate, risorse appositamente destinate dal PNRR per la realizzazione di un marketplace da utilizzare per la commercializzazione on-line dei propri prodotti in paesi esteri.
Il valore complessivo della truffa accertata è di 1 milione di euro. Prima dell’intervento delle Fiamme Gialle, il sodalizio era già riuscito a incassare una prima tranche di 500.000 euro.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le somme venivano immediatamente girate all’imprenditore santelpidiese come pagamento per le sue prestazioni fittizie. Successivamente, per occultare l’origine del denaro e spartirlo tra i complici, veniva attivato un secondo circuito di false fatturazioni tra le aziende coinvolte, simulando compravendite di beni del tutto inesistenti.
Il tempestivo intervento delle Fiamme Gialle maceratesi, che hanno interessato SIMEST S.p.a., società pubblica del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che ha lo scopo pubblicistico di sostenere la crescita delle imprese italiane all’estero, appositamente destinataria, per tali finalità, di risorse del PNRR, ha permesso di congelare la seconda tranche del finanziamento (ulteriori 500.000 euro già deliberati) e di avviare il recupero delle somme già erogate e indebitamente percepite.
Grazie all’attività condotta dalle Fiamme Gialle nelle diverse province italiane, l’Autorità Giudiziaria ha potuto contestare i delitti di truffa aggravata, malversazione, autoriciclaggio e riciclaggio nei confronti di 7 indagati persone fisiche. Oltre ai risvolti penali per i reati di truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e malversazione in capo alle persone fisiche ritenute autori dei delitti, 5 società sono state segnalate per la responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001).
Tre persone fisiche ed una società hanno già chiesto di patteggiare la pena, risarcendo il danno ed offrendo somme di denaro a titolo di restituzione del profitto illecito per complessive € 270.000.