Massimiliano Mulas incastrato dal portafoglio perso durante la fuga. Era già stato condannato per altre tre aggressioni a donne e minori.
Mestre – Un incubo durato un anno si chiude con una condanna pesante, ma che riapre il dibattito sulla pericolosità sociale dei soggetti recidivi. Massimiliano Mulas, 45enne di origini sarde, è stato condannato a 14 anni di reclusione con rito abbreviato per aver pedinato e stuprato una bambina di soli 11 anni nell’androne della sua abitazione.
La sentenza emessa dalla giudice Benedetta Vitolo mette la parola fine al processo di primo grado per un delitto che, il 10 aprile dello scorso anno, aveva sconvolto l’intera terraferma veneziana. La piccola vittima stava rincasando dopo la scuola, ignara di essere seguita. Mulas l’ha braccata fino al portone di casa, spingendola all’interno con la forza.
L’uomo l’ha immobilizzata minacciandola di morte se avesse osato urlare. A interrompere lo stupro e mettere in fuga l’aggressore è stato il suono insistente del campanello. La madre di un’amichetta, che era al telefono con la piccola durante il tragitto, si era insospettata non sentendola più rispondere e si era precipitata al portone.
Nella fuga precipitosa, Mulas ha perso il portafoglio con i documenti. Un errore che ha permesso ai Carabinieri di identificarlo e catturarlo in poche ore. Ciò che desta maggiore scalpore è il passato dell’uomo, un predatore seriale che ha colpito ripetutamente in diverse regioni d’Italia, sempre con lo stesso modus operandi.
A Cavalese (Trento) aveva tentato di violentare una donna di 33 anni, minacciandola con un coltello. Dopo quattro anni e mezzo di carcere, l’uomo era tornato a colpire aggredendo altre due donne. Altra condanna e ancora un’altra aggressione, questa volta a una minorenne, in provincia di Cuneo.
Oltre ai 14 anni di carcere (pena ridotta di un terzo per la scelta del rito), la giudice ha stabilito un risarcimento immediato di 100mila euro per la vittima e i suoi genitori; il divieto perpetuo di avvicinarsi a luoghi frequentati da minori o di svolgere lavori a contatto con bambini. L’uomo resterà nel carcere di Gorizia, dove è attualmente seguito dal Centro di Salute Mentale.