Stop ai permessi premio per gli autori di femminicidi

L’iniziativa popolare punta a escludere benefici per chi si macchia di reati gravissimi, in linea con Costituzione e Convenzione di Istanbul.

Stop ai permessi premio per chi commette reati gravissimi come il femminicidio. È l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare intitolata a Noemi Durini, che verrà depositata in Cassazione a Roma il prossimo 23 febbraio. A presentarla sarà Imma Rizzo, madre della ragazza uccisa a soli 16 anni nel settembre 2017 dall’ex fidanzato Lucio Marzo, insieme all’avvocata Valentina Presicce.

Il caso di Noemi ha sconvolto l’opinione pubblica per la ferocia dell’azione: la giovane fu accoltellata alla testa, buttata a terra, colpita ripetutamente con pietre e infine sepolta sotto dei massi mentre era ancora in vita. Nonostante la brutalità del gesto e l’assenza di un vero pentimento, il condannato ha ottenuto permessi premio dopo appena tre anni dal delitto e solo un anno dalla sentenza definitiva che lo ha condannato a 18 anni e 8 mesi.

“Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo”, denuncia con amarezza Imma Rizzo. “Mia figlia è sottoterra e non tornerà mai più, mentre il suo assassino respira già aria di libertà. Chi commette crimini così atroci non dovrebbe ricevere alcun beneficio di pena”.

L’avvocata Presicce mette in guardia sui rischi di una gestione superficiale dei permessi premio: “Esiste il pericolo concreto che la valutazione della personalità del detenuto, prevista per legge nell’arco di un anno, non accerti realmente la sua pericolosità sociale, come dimostrato nel caso dell’Istituto penale minorile di Cagliari Quartucciu”.

Il 10 agosto 2023, durante un permesso premio, Marzo viene fermato ubriaco al volante: non si ferma all’alt delle forze dell’ordine e crea il panico prima di essere bloccato. Dopo questo episodio, la legale ottiene il trasferimento del giovane in un carcere per adulti e richiede l’elenco completo dei permessi concessi: quasi 200 pagine che lasciano la famiglia sgomenta.

Tra i benefici accordati emerge che il 24 dicembre 2022 gli erano stati concessi 17 giorni di permesso da trascorrere in una pizzeria di Sarroch, con pernottamento a casa del titolare. Al rientro risulta positivo ai cannabinoidi, eppure il 17 marzo successivo riceve altri 10 giorni presso la stessa struttura. Seguono ulteriori permessi per andare allo stadio, per votare e nell’estate 2023 “per consolidare la conoscenza di una ragazza”.

“Il caso di Marzo non è isolato”, sottolinea Presicce. “Troppo spesso chi è stato condannato per femminicidio torna in libertà dopo pochissimi anni. Questo genera sfiducia: sono le vittime e i loro familiari a meritare tutela, dignità e giustizia”.

La proposta richiama sia l’articolo 27 della Costituzione sulla funzione rieducativa della pena, sia la Convenzione di Istanbul ratificata dall’Italia nel 2013, che impegna gli Stati a perseguire penalmente i colpevoli di violenza di genere e a inasprire le sanzioni, riconoscendo tali crimini come violazioni dei diritti umani.

“Abbiamo bisogno di tutti voi”, è l’appello finale di Imma Rizzo. “Aiutateci a raccogliere le firme per porre fine a questa ingiustizia. Mia figlia e le altre vittime oggi griderebbero ‘basta premi per i nostri assassini’. Aiutateci a restituire loro dignità e giustizia”.