Il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento dopo il ciclone Harry. Musumeci punta il dito contro l’urbanistica selvaggia.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha dato il via libera alla dichiarazione di emergenza nazionale per i territori meridionali più duramente colpiti dall’eccezionale ondata di maltempo che ha investito il Paese. Sicilia, Sardegna e Calabria beneficeranno immediatamente di un finanziamento da cento milioni di euro, attinto dalle risorse del Fondo nazionale destinato alle catastrofi.
Il via libera è giunto durante il Consiglio dei ministri e l’ufficializzazione è stata affidata al ministro Nello Musumeci, responsabile della Protezione civile. Il quadro normativo prevede una durata iniziale dell’emergenza di un anno, estendibile per altri dodici mesi secondo quanto stabilito dalla legislazione vigente. Le somme immediatamente operative saranno destinate alle prime necessità previste dal codice che regola gli interventi in situazioni critiche.
I presidenti delle tre amministrazioni regionali coinvolte hanno prodotto una prima quantificazione del disastro che ammonta a un miliardo e 241 milioni di euro. Musumeci ha però avvertito che si tratta di una stima provvisoria, suscettibile di modifiche sia in aumento che, come auspicato, in diminuzione una volta completati i sopralluoghi dettagliati.
Sollecitato sulla questione dell’edificazione illegale, particolarmente diffusa nelle aree litoranee, e sul suo possibile contributo all’aggravarsi dei danni, il responsabile della Protezione civile ha riconosciuto che con ogni probabilità alcune costruzioni colpite erano state realizzate in origine senza autorizzazioni, per poi essere successivamente regolarizzate. Il ministro ha però chiarito che la competenza in materia spetta principalmente alle amministrazioni comunali e regionali, chiamate a disciplinare l’uso del territorio.
Musumeci ha poi lanciato un monito chiaro: l’evento meteorologico estremo ha messo in luce come numerose decisioni urbanistiche del passato, prese con eccessiva disinvoltura, non possano più trovare spazio nelle politiche attuali e future.
Nelle prossime settimane il governo emanerà un ulteriore decreto che coinvolgerà più ministeri, finalizzato ad autorizzare gli interventi di ripristino delle strutture pubbliche danneggiate. L’adozione di questo strumento legislativo è subordinata al completamento del censimento accurato dei danni che le tre regioni stanno conducendo.
Il coordinamento delle attività di ricostruzione verrà assegnato direttamente ai governatori regionali, che riceveranno l’incarico di commissari straordinari dotati di ampi margini di manovra e facoltà di deroga alle normative ordinarie per velocizzare gli interventi.
Alessandra Todde, alla guida della Regione sarda, ha delineato un primo quadro dei danni che si aggira sui 200 milioni di euro. La presidente ha tuttavia chiarito che questi numeri provengono dalle segnalazioni dei comuni e non includono ancora il computo dei danni alle grandi opere infrastrutturali – rete stradale e approdi portuali – che costituiranno la voce economicamente più rilevante del conto finale.
La governatrice ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto che le condizioni meteorologiche restano instabili, con precipitazioni ancora attive sull’isola e un livello di allerta che, seppur diminuito, rimane operativo. Gli invasi artificiali sono oggetto di sorveglianza continua e sarà indispensabile un massiccio intervento di manutenzione su sbarramenti, sbocchi fluviali e sistemi di drenaggio per garantire la sicurezza del territorio. Todde ha concluso avvertendo che il percorso verso la normalità sarà articolato e richiederà tempo considerevole.