Sposini travolti in laguna, alcol e droga nel sangue del tassista

Gabriella e Sean uccisi mentre rientravano dalla pesca. Ora l’uomo al timone vuole disfarsi della licenza.

Venezia -Ci sono albe che non dovrebbero mai finire così. Erano sposati da appena tre mesi, avevano davanti una vita intera da costruire, e invece la laguna se li è portati via entrambi nel giro di pochi istanti. Sean Michieli, 25 anni, pescatore di Burano, e sua moglie Gabriella Querino, 26 anni, arrivata dal Brasile per amore, sono morti all’alba di sabato scorso mentre rientravano da una battuta di pesca. Oggi, sul dolore di due famiglie, cala un’ombra ancora più pesante: nel sangue del tassista acqueo che ha travolto il loro barchino sarebbero spuntate tracce di alcol e droga. A rivelarlo è Il Corriere del Veneto.

Gli esami disposti dalla Procura di Venezia sulle condizioni psicofisiche dell’uomo al timone del taxi avrebbero fatto emergere la presenza di una percentuale di alcol e di alcune sostanze stupefacenti nel sangue e nelle urine. Non valori elevati, secondo le prime indiscrezioni, ma tracce che ora dovranno essere confermate da ulteriori analisi. Un dettaglio che potrebbe pesare come un macigno, perché chi trasporta passeggeri è obbligato a mettersi al timone completamente pulito, senza alcuna traccia di alcol o droghe.

Il dramma si è consumato intorno alle 5.30, nel buio del Canale di Tessera, il tratto di laguna che porta verso l’aeroporto. Il piccolo barchino di Sean si è scontrato con un taxi acqueo che stava accompagnando all’imbarco due turisti americani. L’impatto è stato devastante. Il giovane pescatore è stato trasportato in gravissime condizioni all’ospedale dell’Angelo di Mestre, dove i medici hanno tentato per due volte di operarlo per il grave trauma cranico: è morto la domenica sera. Di Gabriella, invece, si sono perse subito le tracce. Il suo corpo è stato ritrovato solo il martedì, a circa 1.800 metri dal punto dell’urto, all’altezza di Campalto: le forti correnti di quella notte lo avevano trascinato lontano.

Il tassista, un 38enne veneziano che quel giorno operava come sostituto e non è titolare della licenza, è indagato per omicidio nautico e naufragio colposo. Ai magistrati ha raccontato di non aver visto l’altra barca al buio, giurando di avere tutte le luci accese, e sostiene che il barchino sia sbucato all’improvviso, a forte velocità e senza fari. Una versione tutta da verificare, in una zona dove non ci sono né telecamere né altri testimoni.

Nel frattempo, l’armatore del taxi ha già presentato al Comune di Venezia la domanda per il trasferimento della licenza. Una mossa che, per quanto legittima, rischia di svuotare le garanzie in caso di risarcimento alle famiglie delle vittime. La Pm Daniela Moroni ha fissato per il 24 settembre l’incarico ai periti che dovranno ricostruire rotte, velocità e dinamica dello schianto. Lunedì, intanto, verrà eseguita l’autopsia su entrambi i corpi, mentre è già partita una rogatoria internazionale per ascoltare i due passeggeri statunitensi.

Per la famiglia Michieli, storica comunità di pescatori di Burano, è la seconda tragedia in acqua: nel 2007 lo zio di Sean, Endrius, morì a soli 19 anni in un altro incidente nautico. Il sindaco Simone Venturini ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, che si terranno in un’unica cerimonia. Solo allora mamma Gisele potrà riportare in Brasile la sua Gabi, seguita fino all’ultimo dal consolato brasiliano.