L’appello disperato del proprietario che non trova più topi vivi per nutrire il rettile: “Le nuove norme hanno svuotato i negozi”.
Belluno – Snake ha quindici anni, un corpo sinuoso e un problema che rischia di essergli fatale: non mangia da quattro mesi. Il pitone reale, ospite storico di una famiglia di Tai di Cadore, è al centro di un paradosso burocratico e commerciale che lo sta condannando a morte per inedia. Dopo una vita trascorsa nel suo terrario, il rettile non riesce più a trovare il suo unico nutrimento: topi vivi.
La vicenda, sollevata dal proprietario Emiliano Zambelli Gat e riportata da Il Corriere del Veneto, mette in luce il cortocircuito tra le norme sul benessere animale e le necessità specifiche dei rettili predatori allevati in cattività.
Snake fu acquistato regolarmente 15 anni fa alla Fiera di Longarone, con tutti i permessi necessari. Da allora è diventato parte della quotidianità, specialmente per il figlio di nove anni del proprietario, che oggi assiste impotente al declino del suo insolito compagno. “Mio figlio è disperato – racconta Zambelli Gat – ha cercato su internet e sa che questi pitoni possono vivere trent’anni. Non accetta che debba morire così“.
Il problema è sorto negli ultimi mesi. Finora la famiglia ha acquistato roditori bianchi da alimentazione nei negozi di Belluno e Sedico. Recentemente, però, reperire prede vive è diventato impossibile. Molti negozianti hanno smesso di trattare animali vivi destinati all’alimentazione per via delle leggi sempre più severe sul benessere animale.
Ai proprietari viene proposto solo cibo surgelato, ma Snake, abituato da tre lustri alla caccia, lo rifiuta categoricamente. Anche il veterinario ha confermato che, a 15 anni, è quasi impossibile cambiare le abitudini alimentari di un predatore così radicato.
L’ultimo pasto risale a circa 120 giorni fa. Un digiuno che per un pitone reale rappresenta ormai la soglia critica. Se non si troveranno allevatori privati o rivenditori autorizzati disposti a fornire prede vive in tempi brevissimi, l’unica via rimasta sarà l’alimentazione forzata assistita, una procedura invasiva e stressante che può essere solo un palliativo temporaneo.
“Lancio un appello tramite la stampa: se qualcuno ha una soluzione o conosce allevatori che possano aiutarci, si faccia avanti”, conclude Zambelli Gat. Il tempo per Snake sta per scadere, e con lui le speranze di un bambino che non vuole dire addio al suo pitone.