Dal 7 aprile in vigore le sanzioni per chi non consegna ai dipendenti in lavoro agile l’informativa sulla sicurezza. La novità arriva con la legge sulle Pmi.
Per anni è esistita sulla carta, senza che nessuno fosse obbligato a rispettarla davvero. Da oggi quella norma ha i denti. I datori di lavoro che non consegnano ai propri dipendenti in smart working un’informativa scritta sulla sicurezza rischiano sanzioni pesanti: nei casi più gravi si arriva fino a quattro mesi di detenzione, oltre a multe che superano i settemila euro.
Il cambiamento arriva con la legge sulle piccole e medie imprese approvata quest’anno, che ha trasformato un adempimento già esistente, introdotto nel 2017 ma rimasto a lungo lettera morta, in un obbligo con conseguenze reali per chi lo viola. A spiegarlo nel dettaglio è la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che ha analizzato le ricadute pratiche della novità.
Il senso della misura è semplice: quando un lavoratore opera da casa o da qualsiasi luogo diverso dall’ufficio, il datore non ha modo di verificare in che condizioni lavora. Sedia inadeguata, cattiva illuminazione, ore trascorse davanti allo schermo senza pause: sono tutti fattori che incidono sulla salute e che in azienda verrebbero monitorati. Da remoto, no. L’informativa scritta, da aggiornare almeno ogni dodici mesi e da consegnare anche ai rappresentanti sindacali per la sicurezza, diventa quindi l’unico strumento concreto di tutela a disposizione.
Il documento deve affrontare i rischi specifici del lavoro agile: non solo quelli fisici legati all’uso prolungato del computer, ma anche quelli psicologici, come la difficoltà a staccare e la pressione costante della reperibilità.
La norma interviene in un contesto in cui il lavoro da remoto non è più un’eccezione. Tre milioni e mezzo di italiani lavorano oggi almeno in parte fuori sede, un numero che cresce lentamente ma con continuità. Dopo i picchi degli anni della pandemia, il fenomeno si è normalizzato, integrandosi stabilmente nei modelli organizzativi delle grandi aziende e di buona parte della Pubblica Amministrazione. Era ora, dicono i consulenti del lavoro, che anche le tutele si adeguassero.