Smantellata rete di spionaggio in favore della Russia

Operazione del ROS contro un ex appartenente all’intelligence e una rete di fonti riservate che avrebbero fornito informazioni sensibili.

Roma – Nel corso della mattinata, il Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri, con il supporto del Gruppo di Intervento Speciale e del Comando Provinciale di Roma, ha eseguito due misure cautelari emesse dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina. I destinatari sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di spionaggio di notizie a divulgazione vietata, rivelazione di notizie riservate e accesso abusivo a sistemi informatici o telematici.

Parallelamente, nell’ambito dello stesso procedimento, sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti dei due indagati colpiti dalle misure e di altre cinque persone. Queste ultime sono indagate, a vario titolo, per procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie a divulgazione vietata.

Le misure rappresentano l’esito di un’articolata attività investigativa avviata nel maggio 2025, che ha generato due procedimenti penali, uno presso la Procura Distrettuale e uno presso la Procura Militare di Roma, collegati tra loro ai sensi dell’art. 371 c.p.p.

Le indagini, condotte attraverso complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno permesso di raccogliere gravi indizi nei confronti del principale indagato: un 59enne, ex appartenente al comparto di intelligence nazionale ed ex sottufficiale dell’Arma. Secondo gli investigatori, avrebbe svolto attività di spionaggio in favore di un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica.

L’uomo, unico interlocutore del presunto agente straniero, avrebbe acquisito e trasmesso informazioni sensibili tramite sei fonti, tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi ad alta riservatezza. Questi ultimi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di aver fornito notizie che, per la sicurezza dello Stato o per l’interesse politico nazionale e internazionale, devono rimanere segrete.

Le investigazioni hanno documentato diversi incontri tra il presunto agente russo e il principale indagato: mentre il primo esplicitava le proprie esigenze informative, il secondo forniva, dietro compenso in denaro, le informazioni richieste, raccolte tramite le sue fonti.

Nel quadro del coordinamento investigativo previsto dall’art. 371 c.p.p., la Procura Militare di Roma, alla luce degli elementi emersi nei confronti dei quattro militari coinvolti, ha emesso ulteriori decreti di perquisizione personale, locale e informatica, eseguiti contestualmente a quelli disposti dalla Magistratura ordinaria.