Si finge assistente del giudice per mettere a segno la truffa

Il malvivente è stato intercettato mentre si allontanava con un complice dal condominio in cui si era consumato il raggiro.

Roma – Una telefonata per portare il marito fuori scena, un’altra per tenere agganciata la moglie rimasta sola e, infine, un sedicente “assistente del giudice” pronto a bussare alla porta per ritirare il bottino: è il copione della truffa smontato dagli agenti della polizia di Stato del IX distretto Esposizione, che hanno arrestato due giovani, originari dell’hinterland partenopeo, ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, del reato di truffa aggravata.

Ad orientare gli investigatori sulle loro tracce è stata un’auto a noleggio notata nei pressi di largo Bacigalupo, con a bordo un giovane che sembrava essere in attesa di qualcuno. Poco dopo, da un condominio poco distante è uscito il presunto complice che, con passo frettoloso, ha raggiunto la vettura prendendo posto sui sedili posteriori.

Il loro movimento sincronizzato ha indotto gli agenti a seguirli. Durante il tragitto, il passeggero avrebbe approfittato dei sedili posteriori per cambiarsi d’abito e lasciare alle spalle la “divisa” della messinscena. È a quel punto che i poliziotti hanno deciso di intimare l’alt al veicolo facendo calare definitivamente il sipario: nascosto negli slip di uno dei due, è stato rinvenuto un involucro contenente monili in oro ed argento, collane di perle, orecchini ed altri preziosi.

Partendo da quegli elementi, gli investigatori hanno riavvolto il copione fino alla sua prima scena, tornando al condominio dal quale il giovane era stato visto uscire. Lì hanno rintracciato la coppia che, ricostruendo l’accaduto insieme agli agenti, ha realizzato di essere finita nella trama di un raggiro

Secondo quanto ricostruito, la truffa avrebbe avuto una regia telefonica precisa. Un sedicente appartenente all’Arma dei carabinieri avrebbe convinto il marito a raggiungere la zona del Palazzo dell’Anagrafe con il pretesto di una fantomatica clonazione della targa della sua auto. Tenendolo agganciato alla conversazione, sarebbe riuscito, così, ad allontanarlo da casa, guadagnandosi campo libero nell’abitazione.

A quel punto sarebbe arrivata una seconda telefonata. La moglie, ormai rimasta sola, sarebbe stata raggiunta da un altro interlocutore, che le avrebbe raccontato del coinvolgimento del marito in una rapina presso una gioielleria, rappresentandole che, per sollevarlo da eventuali responsabilità, sarebbe stato necessario mettere a disposizione i gioielli custoditi in casa.

A chiudere la messinscena, questa volta sulla soglia, sarebbe stato il sedicente “assistente del giudice”, incaricato di ritirare il cofanetto con i preziosi.

La staffetta, costruita su un filo telefonico e perfezionata porta a porta, è stata però interrotta dagli investigatori del IX distretto Esposizione prima che il bottino potesse prendere un’altra strada.
I due complici sono stati arrestati e sono ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, del reato di truffa aggravata.

L’operato della polizia di Stato è stato convalidato dall’autorità giudiziaria.