Setta di Almese, sequestro da 700mila euro al guru Bruno Malatesta

Terreni, case, conti e decine di orologi d’epoca: per la Procura il “prescelto”, già in carcere, nascondeva tutto dietro i prestanome.

Torino – Si presentava come “il prescelto”, giurava di essere in contatto con la “Madre Divina” e di avere poteri curativi. Ai suoi adepti chiedeva voti di povertà e obbedienza. Ma dietro le tuniche, la meditazione e le arti marziali, secondo gli inquirenti, c’era anche un patrimonio da far girare la testa. I carabinieri del Nucleo investigativo di Torino hanno sequestrato beni per oltre 700mila euro a Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, sedicente maestro della comunità pseudo-spirituale di Almese, in bassa Val di Susa, e a due suoi stretti collaboratori.

Il nome di Malatesta, noto ai seguaci come maestro Śivakṣatriya Śivānanda, era finito sulle cronache il 1° ottobre, quando l’operazione “Asmodeo” lo aveva portato in carcere con le accuse di riduzione in schiavitù e violenza sessuale. Dietro la facciata dei corsi di yoga e meditazione, secondo l’accusa, donne e persone fragili venivano spinte a cedere i propri averi, isolate, costrette a lavorare e sottoposte ad abusi fisici e psicologici.

Ora l’inchiesta della Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri, segue la pista dei soldi. Secondo gli investigatori, dalle vittime sarebbe partito per anni un flusso costante di denaro contante e di donazioni di terreni, case e gioielli, diretto al maestro e alla sua cerchia. A partire dal 2018, poi, il guru si sarebbe spogliato solo sulla carta di tutto il patrimonio, intestandolo a prestanome fidati (due dei quattro indagati) e a enti terzi, pur continuando a tenerne il “controllo occulto“. Per questo a Malatesta viene ora contestato un nuovo reato: trasferimento fraudolento di valori.

L’elenco dei beni sigillati è lungo. Ci sono decine di terreni e fabbricati a La Cassa, Viù e Givoletto, intestati a una società agricola dei due collaboratori. Ci sono i conti correnti, le carte prepagate e un fondo pensione intestati direttamente al 59enne. E ci sono gli immobili della Fondazione che gestiva la comunità, tra Givoletto, Almese, Perlo nel Cuneese e San Gregorio di Catania. Proprio a Perlo, beffa nella beffa, si trova un edificio che sarebbe stato destinato a casa rifugio per donne vittime di violenza.

L’ultima sorpresa era chiusa in una cassetta di sicurezza in banca, nella disponibilità di uno degli indagati: gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino d’epoca. Il sequestro, disposto d’urgenza, dovrà ora essere convalidato dal Gip entro dieci giorni.