Se il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare

Queste terre possiedono proprietà magnetiche, ottiche e conduttive uniche. E sono i componenti fondamentali per la transizione ecologica.

Fino a qualche anno fa la maggioranza dei cittadini comuni col termine raro intendeva che è poco comune, si verifica di rado o è difficile da trovare. Ossia può indicare scarsa frequenza e spesso si associa a unicità, preziosità o eccezionalità. Poi dopo il 2020 l’attributo raro si è impennato nel dibattito geopolitico associato al sostantivo terre.

L’attenzione è esplosa per via della transizione energetica, del boom dei veicoli elettrici e della digitalizzazione, settori che richiedono questi materiali per la costruzione di magneti permanenti, turbine e batterie.

Le terre rare, infatti, sono 17 elementi chimici, relativamente diffuse nella crosta terrestre. L’aggettivo rare si riferisce al fatto che non si trovano quasi mai in concentrazioni elevate. La loro estrazione e separazione sono processi complessi, costosi e ad alto impatto ambientale.

Questi metalli possiedono proprietà magnetiche, ottiche e conduttive uniche. Sono i componenti fondamentali per la transizione ecologica perché indispensabili per i magneti permanenti utilizzati nelle turbine eoliche e nei motori dei veicoli elettrici; per l’elettronica di consumo, si trovano in schermi touch, smartphone, tablet, computer e lettori ottici; settore aerospaziale e della difesa utilizzati per la produzione di radar, missili, fibra ottica e visori notturni; illuminazione e medicina impiegati per laser, apparecchiature per la risonanza magnetica (MRI) e lampade a risparmio energetico.

E’ chiaro come il sole che il potere mondiale è nelle mani di chi controlla questi metalli perché si decidono le sorti degli Stati. E’ questo lo scontro venutosi a delineare tra USA e Cina, tra il “Nuovo Mondo” e il “Regno di Mezzo” per la supremazia nel mondo. Oggi il mercato è in mano, per oltre il 90%, della Cina, al punto che si dice che “se il Medio Oriente ha il petrolio, la Cina ha le terre rare”.

C’è un aspetto dirimente che ha inciso sul suo predominio. Mentre la Cina fa programmi pluriennali, gli USA pensano all’immediato. Qualche critico ha sostenuto che questo attendismo è figlio delle distorsioni del sistema democratico. Poiché si vota ogni 2 anni bisogna adeguarsi alle oscillazioni dell’elettorato, perdendo di vista l’obiettivo finale.

Chi ha il monopolio delle terre rare può diventare il padrone del mondo

Meglio una bella dittatura quindi, così si evita di seguire i cambiamenti di umore dei cittadini… Fino a 40 anni fa gli USA gestivano il predominio delle terre rare. Poi per problemi ambientali e per scelte diverse è stato liquidato tutto, depauperando le abilità tecnico-professionali che avevano con effetti anche sull’occupazione. Intanto il Dragone estendeva i suoi artigli sui giacimenti in Africa e in America del Sud, gli USA pensavano alla nascente Silicon Valley, che è diventato il principale polo mondiale dell’innovazione tecnologica e dell’informatica.

Aziende come Apple, Tesla, Google, Meta devono utilizzare, però, forniture cinesi per stare sul mercato. E’ come se il Dragone tenesse al guinzaglio l’Aquila statunitense, anche per quanto riguarda l’arsenale bellico.

Ormai la politica della Grande Muraglia è alla luce del sole: consolidare il suo ruolo primario nel mondo dal punto di vista tecnico-industriale. Solo il futuro ci dirà l’esito dello scontro, per ora strisciante, tra USA e Cina. Il mercato, attualmente dominato dalla Cina, rende questi elementi una leva di potere politico ed economico a livello globale.

Alla resa dei conti, tuttavia, per i comuni mortali sono incomprensibili gli sprechi di energia per avere, a qualunque costo, il dominio delle materie prime. Ad essere rara, in realtà, è l’empatia. Non se ne vede proprio traccia.