Gli imprenditori sono sempre più giovanissimi. In Slovacchia, Romania e Malta il numero più alto di aziende individuali e società dirette da uomini e donne appena maggiorenni.
Baby imprenditori crescono. Nell’Unione Europea (UE) sono quasi 70 mila gli imprenditori con meno di 21 anni. Una novità da accogliere con favore, visto lo scarso livello di occupazione giovanile. Rappresentano l’8% dei lavoratori europei, pari a 2 milioni di individui. Le percentuali più elevate sono state registrate in Slovacchia, Romania e Malta. A seguire Repubblica Ceca, Francia, Paesi Bassi, Lettonia, Cipro, Belgio, Polonia, Finlandia, Croazia, Danimarca e Lituania.
Le più basse in Irlanda, Bulgaria e Spagna. A questi numeri vanno sommati i 69 mila baby imprenditori, adolescenti con un’età compresa tra i 15 e 19 anni, cresciuti del 22%. La maggioranza è costituita da ragazzi, 47 mila, mentre le ragazze sono 22 mila. L’Italia e i Paesi Bassi, secondo Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea), hanno raggiunto quote importanti con 11 mila e 12 mila baby imprenditori rispettivamente.
Andando un po’ fuori dell’UE, in Turchia, l’exploit è sensazionale: quasi 33 mila ragazzi sono a capo di un’impresa. Stabilire un record del genere dipende dal contesto imprenditoriale di ogni Stato europeo, in ognuno dei quali sono presenti vantaggi e svantaggi in egual misura. Ad esempio l’Estonia offre un iter favorevole per compiere l’impresa…Che si può fondare stando comodamente seduto davanti al computer.
Inoltre non sono previste imposte sui profitti reinvestiti e una sola tassa sui dividendi distribuiti. In Irlanda, spesso definita “paradiso fiscale” per le basse tasse a vantaggio, soprattutto delle Big Tech, c’è un sistema che favorisce la nascita delle imprese. Infatti le tasse sono al 12,5%, tra le più basse d’Europa e il credito d’imposta del 25% per sviluppo e ricerca. Per notevoli somme da investire, i Paesi Bassi sono all’avanguardia. Su 380 mila euro investiti in ricerca e sviluppo, infatti, c’è lo sconto del 36%.
Per quanto concerne il mercato del lavoro giovanile Eurostat ci informa che nell’UE quasi il 66%, in un’età compresa tra i 20 e i 29 anni, è occupato. Una quota altamente positiva in crescita del 6% dal 2016. In vetta alla classifica ci sono i Paesi Bassi giunto alla stratosferica cifra dell’84%. A ruota, tanto per usare lo slang del ciclismo, Malta. Sull’ultimo gradino del podio, al 3° posto, la Germania al 77%. L’Italia svetta se si guarda la classifica dal basso.

Il Belpaese è in beata solitudine all’ultimo posto col tasso più basso dell’UE, il 48%. Finanche 2 Paesi al di fuori dell’UE, Serbia e Macedonia hanno registrato una percentuale più alta, rispettivamente il 55% e il 50%. Le differenze tra i Paesi, probabilmente, sono dovute alle diverse politiche sociali.
Se i baby imprenditori e le piccole imprese crescono nell’UE, si potrebbe ripristinare il famoso titolo del saggio “Piccolo è bello” dell’economista Ernst Friedrich Schumacher del 1973. Nel libro c’è scritto: “Al giorno d’oggi soffriamo di un’idolatria quasi universale per il gigantismo. Perciò è necessario insistere sulle virtù della piccola dimensione, almeno dovunque essa sia applicabile”.
L’autore metteva in discussione il paradigma occidentale moderno, imperniato su consumismo, grande industria e centralismo organizzativo, anticipando alcune tematiche ecologiste attuali, ancora irrisolte.