Il centrodestra tiene, De Luca torna a fare il sindaco

Nove comuni su dieci confermano gli equilibri. Venezia resta a destra, Reggio Calabria cambia sponda, Salerno incorona per la quinta volta il suo sceriffo.

Quando le urne si chiudono e i numeri cominciano ad arrivare, c’è sempre un momento in cui la politica smette di fare previsioni e comincia a fare i conti. Lunedì pomeriggio quel momento è arrivato puntuale, e i conti hanno detto una cosa abbastanza chiara: il centrodestra non è crollato, Venezia resta dov’era, Reggio Calabria cambia colore e Vincenzo De Luca torna a fare il sindaco di Salerno come se non avesse mai smesso.

Erano circa novecento i comuni chiamati alle urne tra domenica e lunedì. Diciotto i capoluoghi, con sfide che in alcuni casi valevano ben più del territorio in palio. L’ultima tornata amministrativa prima delle politiche del 2027, questo era il sottotesto di ogni comizio, di ogni dichiarazione, di ogni proiezione. Un banco di prova mascherato da voto locale.

Il risultato più atteso e più sorprendente è arrivato da Venezia. I sondaggi davano il centrosinistra favorito, la città sembrava pronta al cambio dopo undici anni consecutivi sotto la stessa guida. Invece Simone Venturini ha tenuto, forse già al primo turno. La Serenissima resta a destra, e Giorgia Meloni non ha perso tempo a commentare sui social con la sua ormai consueta ironia: il crollo del centrodestra, ha scritto, è rimandato a domani.

A Reggio Calabria il ribaltone c’è stato, ma in senso opposto a quello che sperava l’opposizione. Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia, ha travolto il candidato del centrosinistra con numeri che raramente si vedono in una città contesa. Una vittoria netta, che vale anche come segnale per il partito di Antonio Tajani: Forza Italia cresce sul territorio e lo fa proprio nel Sud dove si giocano partite decisive.

Salerno è un capitolo a parte. Vincenzo De Luca si è presentato con sette liste civiche, senza il simbolo del Pd, e ha vinto con una percentuale vicina al sessanta per cento. Per lui è la quinta volta da sindaco della stessa città, un primato che racconta di un consenso personale difficile da replicare altrove e di un rapporto con i suoi elettori che sopravvive a ogni terremoto politico.

Il centrosinistra ha portato a casa Prato, Mantova e Pistoia e a Messina Federico Basile ha ottenuto la riconferma. Risultati che tengono, ma che non bastano a raccontare una stagione diversa da quella attuale.

Il dato che però nessuno può permettersi di ignorare è quello dell’astensionismo. Meno di due italiani su tre sono andati a votare, quasi cinque punti in meno rispetto alla tornata precedente. Non è una flessione fisiologica, è una tendenza che si consolida tornata dopo tornata, elezione dopo elezione. Chi vince festeggia, chi perde analizza, ma il vero risultato di questa tornata elettorale è scritto nei seggi rimasti vuoti.