Decine di scosse dopo il terremoto di magnitudo 5.5 avvertito in mezza Sicilia. Paura per lo tsunami, poi rientrata. Gli esperti: “Impossibile prevedere cosa accadrà”.
Palermo – Sotto il mare la terra non smette di tremare. Dopo la violenta scossa di magnitudo 5.5 che venerdì 23 ottobre, alle 12:19, ha fatto sobbalzare mezza Sicilia, il Tirreno meridionale ha continuato a ruggire per tutta la notte: decine di repliche, una dietro l’altra, a una trentina di chilometri a nord-ovest di Alicudi, nel braccio di mare che separa le Eolie da Ustica. Una sequenza che ha tenuto col fiato sospeso isolani e palermitani e che, secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, racconta una storia molto più grande di un semplice sciame: proprio lì, sotto i fondali, sta prendendo forma un nuovo confine tra due continenti.
Il colpo più forte è arrivato a mezzogiorno, con l’ipocentro ad appena 9 chilometri di profondità. Era stato preceduto da una scossa di magnitudo 4.3 alle 11:51 e seguito da un’altra di magnitudo 4.0 alle 12:24. A Palermo scuole evacuate e gente in strada, tanto che il sindaco Roberto Lagalla ha poi disposto la chiusura degli istituti per un giorno. Nella notte le repliche sono andate avanti senza sosta, la più forte intorno a magnitudo 3.3 alle 4:28. Nessun danno alle persone, solo il cedimento di alcuni costoni ad Alicudi e Filicudi.
Per qualche minuto, poi, sulle coste è calato lo spettro del maremoto. Alle 12:29 il Centro Allerta Tsunami dell’Ingv ha alzato il livello ad allerta arancione: possibili onde sotto i 50 centimetri e un innalzamento dell’acqua inferiore al metro. I mareografi di Strombolicchio e Ginostra hanno però tranquillizzato tutti e alle 13:22 l’allerta è stata revocata.
Ma perché la terra continua a muoversi? La risposta sta in uno studio del 2023 pubblicato su Earth and Planetary Science Letters da un gruppo di ricercatori del Cnr e delle Università di Messina e Palermo. Incrociando i terremoti con i satelliti Gps, capaci di misurare spostamenti di pochi millimetri l’anno, gli scienziati hanno scoperto che l’Africa continua a spingere contro l’Eurasia, ma ha cambiato fronte. Il vecchio sistema che per milioni di anni ha innalzato le montagne dell’interno della Sicilia si è progressivamente fermato e la pressione si è trasferita più a nord, proprio sotto il Tirreno.
Non una sola, gigantesca crepa, ma una fascia di faglie che dallo Stretto di Messina attraversa il Mediterraneo, lambisce Algeria e Marocco e arriva fino allo Stretto di Gibilterra.
Arriverà una scossa più forte? Nessuno può dirlo. Lo sciame non annuncia per forza un terremoto maggiore, ma non permette nemmeno di escluderlo, e la faglia responsabile deve ancora essere individuata. Escluso, almeno per ora, un legame con il vulcano sottomarino Marsili.
Sotto quel mare che sembra immobile, i continenti continuano lentamente ad avvicinarsi. E ogni tanto, all’improvviso, presentano il conto.



