Schiaffi e “approcci” sui bimbi, l’asilo nido degli orrori in Brianza

Spunta un nuovo testimone: un papà si è ritrovato il figlio di otto mesi con lividi su occhi e naso. Ora chiede le immagini delle telecamere.

Monza e Brianza – C’è un asilo nido di provincia dove i bambini, alcuni con appena pochi mesi di vita, sarebbero stati puniti, denigrati e perfino toccati in modo inopportuno. Un incubo emerso pezzo dopo pezzo dalle immagini di una telecamera nascosta, che l’11 agosto ha portato la Squadra mobile della Questura di Monza a far scattare le manette per la titolare, 42 anni, e per una giovane educatrice di 24, entrambe finite ai domiciliari. E adesso, con la struttura ufficialmente chiusa per ferie, si affacciano nuovi testimoni pronti a raccontare l’orrore.

L’ultima voce è quella di papà Giuseppe (il nome è di fantasia), che al quotidiano Il Giorno ha ripercorso il pomeriggio in cui tutto è cambiato. Era andato a prendere il figlioletto di otto mesi in anticipo sul lavoro e se lo è visto restituire dalla maestra con graffi e lividi su occhi e naso. “Mi sono subito preoccupato e arrabbiato”, racconta. La spiegazione della titolare fu che il bimbo era caduto da un gioco non adatto alla sua età. “Bugie su bugie”, dice il padre, “storie che non stavano in piedi”.

Le indagini della Procura di Monza, partite già lo scorso aprile, hanno documentato una serie di carenze abituali nell’accudimento dei piccoli: punizioni degradanti, metodi coercitivi e denigratori, e una somministrazione inadeguata di cibo e bevande. Alla titolare e alla collaboratrice è contestato anche l’esercizio abusivo della professione: avrebbero fatto le educatrici senza i titoli previsti dalla legge. Alla 24enne, in più, viene addebitato di aver avuto contatti e approcci inopportuni (baci e carezze coercitive) con alcuni bambini, che mostravano un evidente e costante stato di disagio. Altre due educatrici risultano indagate.

Il racconto di Giuseppe si arricchisce di un particolare che gela il sangue: un giorno il figlio è tornato a casa con macchie di sangue sul body. “Ci hanno detto che era un incidente, che quel sangue era della maestra, che si era tagliata. Ma cosa stava facendo con nostro figlio in braccio?”. La famiglia aveva scelto quel nido, l’unico con posti liberi vicino a casa, pagando 430 euro al mese a mezza pensione, nonostante una cucina visibilmente sporca e condizioni igieniche tutt’altro che rassicuranti.

Ora Giuseppe è pronto a sporgere denuncia e ha chiesto alla polizia di poter vedere le immagini delle telecamere. “Ho ancora tutti i messaggi scambiati con la direttrice”, avverte. Intanto cerca disperatamente un nuovo posto per il bambino a partire da settembre e ha chiesto aiuto al sindaco Sala: “Ci ha detto che avrebbe fatto di tutto per le famiglie di quell’asilo. Chiediamo solo un altro posto, magari convenzionato con il Comune“.