Roma blinda ancora le frontiere con la Spagna

Sánchez accusa l’Europa di silenzio sulla crisi di Ceuta mentre il governo italiano conferma per altri quindici giorni i controlli rafforzati previsti dall’accordo di Schengen.

Roma – Il braccio di ferro tra Roma e Madrid non si è ancora sciolto. A Ceuta restano, secondo le stime del Viminale, tra le cinque e le diecimila persone, un numero che il governo italiano considera sufficiente a giustificare il mantenimento dei controlli straordinari lungo i confini aerei e marittimi con la Spagna, in scadenza proprio oggi e ora prorogati di altre due settimane. A pagare il prezzo della misura non sono soltanto i cittadini extracomunitari, sottoposti a verifiche a campione, ma anche quelli europei, chiamati comunque a viaggiare con un documento d’identità valido.

Dal lato spagnolo la reazione è stata dura. Il premier Pedro Sánchez ha collegato la scarsa solidarietà ricevuta dal suo Paese a fattori politici, chiedendosi se il trattamento riservato a Madrid sarebbe stato diverso con un governo di diverso colore, o se pesino le divergenze su dossier come Gaza. Anche il ministro della Giustizia spagnolo si è espresso con toni critici nei confronti della linea italiana, in un clima che resta teso nonostante gran parte dei migranti sbarcati a Ceuta a inizio agosto abbia ormai fatto rientro in Marocco.

Roma, dal canto suo, insiste sulla natura tecnica e non politica della scelta. Prima dell’annuncio ufficiale, il ministro dell’Interno italiano ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska, descritto da Palazzo Chigi come “costruttivo”. Matteo Piantedosi ha spiegato che la proroga discende da una valutazione degli specialisti del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, secondo cui permangono le stesse condizioni che avevano motivato l’introduzione della misura il primo agosto. Il ministro ha comunque riconosciuto gli sforzi compiuti da Spagna e Unione Europea per avviare una normalizzazione, esprimendo l’auspicio che si tratti dell’ultimo rinnovo.

Anche il vicepremier Antonio Tajani ha difeso la decisione, definendola provvisoria e necessaria a scongiurare infiltrazioni nella sicurezza delle frontiere europee, comprese quelle di matrice jihadista, ribadendo la disponibilità italiana a collaborare con Madrid e Bruxelles per tornare quanto prima alla piena libertà di circolazione.